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La reintroduzione del reato di plagio, un argine a sette e manipolatori

22-08-2025 18:00

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La reintroduzione del reato di plagio, un argine a sette e manipolatori

Nel 1981, sull'onda lunga degli anni della contestazione sorti dal movimento sessantottino e che avevano dominato la scena in tutto il decennio precedente, la C

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Nel 1981, sull'onda lunga degli anni della contestazione sorti dal movimento sessantottino e che avevano dominato la scena in tutto il decennio precedente, la Corte Costituzionale abrogò con la storica sentenza n. 96 il reato di plagio, previsto dall'art. 603 del Codice Penale. In base a questa norma, introdotta insieme allo stesso Codice Rocco negli anni del fascismo ed accusata di condividerne l'essenza, veniva sanzionato “chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione”. La Consulta accolse le eccezioni sollevate in riferimento all'art. 25 della Costituzione, che sancisce il principio di tassatività e determinatezza della legge penale, ritenendo la nozione di “totale stato di soggezione” troppo vaga ed indeterminata, tale da lasciare ai giudici eccessivi margini di discrezionalità. In base alla sentenza appariva pressoché impossibile stabilire in modo oggettivo e scientificamente provato quanto un'influenza psicologica potesse tramutarsi in dominio totale sulla volontà altrui, senza il rischio di colpire anche forme legittime di proselitismo ideologico, politico e religioso garantite dalla Costituzione. Un altro timore che motivò quanti sollevarono l'incostituzionalità dell'art. 603, inoltre, era che una norma tanto generica potesse essere utilizzata in forma estensiva anche con altre potenziali finalità, ad esempio per reprimere il dissenso e le scelte di vita ritenute non conformi alla morale dominante. 

 

Ci dobbiamo ricordare, appunto, che erano gli ultimi anni delle grandi contestazioni che avevano dominato parte degli Anni ‘60 e tutti gli Anni ’70, spesso sfociate nella violenza e in una repressione non meno pacata da parte delle nostre istituzioni. Anche la smilitarizzazione della Polizia, attuata in quel 1981, rispondeva ad anni ed anni di polemiche sul suo ruolo apparso spesso controverso e troppo disinvolto nel decennio precedente, ancor più per un Paese come l'Italia che aspirava a divenir una compiuta democrazia. La sentenza n. 96 della Corte Costituzionale rispondeva pertanto a quelle istanze, rappresentando al pari di altre riforme uno dei tanti punti messi a segno dai movimenti liberalizzatori del periodo. Ma, al contempo, erano anche gli anni del boom della New Age, della rinascita di vecchi culti e dell'affermazione di nuovi dopo la parentesi piuttosto “conformista” che aveva caratterizzato il nostro Paese dal Secondo Dopoguerra fino almeno alla metà degli Anni ‘60. Per ritrovare una tale prolificità di sette e culti, di circoli ed ambienti chiusi, bisognerebbe quantomeno tornare al precedente del periodo tra le due Guerre Mondiali che, nel caso europeo, vide come non mai la diffusione e l’affermazione di correnti e gruppi soprattutto esoterici, peraltro già piuttosto popolari almeno sin dalla Belle Epoque. Allora come oggi, gli Stati Uniti precedevano l'Europa di almeno un decennio con l'instaurarsi di simili fenomeni culturali e sociali, svolgendo quasi un ruolo di apripista. Il misticismo che dalle nostre parti iniziò a farsi vedere sempre più dagli Anni ‘70 ed ancor più ’80, infatti, Oltreoceano s'era affermato sin dagli Anni ‘60, insieme a movimenti di costume come i Figli dei Fiori o la ricerca dell’evasione a mezzo di LSD.

 

La soppressione del reato di plagio, a quel tempo, parve una scelta sensata anche perché non si potevano ancora valutare gli effetti che ciò avrebbe inevitabilmente comportato; col senno del poi, dopo quarant'anni di vuoto normativo, viene da pensare che una sua riforma più che un'abrogazione avrebbe forse permesso di salvare capra e cavoli. A tal riguardo il disegno di legge S. 1496, presentato sin dallo scorso maggio per introdurre il reato di “manipolazione psicologica e mentale” nel nostro Codice Penale, potrebbe risultare opportuno proprio perché si muoverebbe in tale direzione. La proposta, con prima firmataria la senatrice Tilde Minasi, intende punire chiunque, all'interno di un gruppo organizzato, sottoponga una persona al proprio potere in modo da ridurla in stato di soggezione continuativa, tanto da lederne gravemente la capacità di giudizio ed autodeterminazione. A sostegno dell'iniziativa, i tanti casi di cronaca degli ultimi decenni, che nell'ultraquarantennale vuoto normativo provocato dalla totale abrogazione dell'art. 603 hanno spesso insanguinato la nostra cronaca nera. Tanti sedicenti leader spirituali, ad esempio, celandosi dietro false finalità spirituali, terapeutiche o di crescita personale, hanno in realtà puntato ad annientare la volontà dei loro adepti, spesso spingendoli ad atti contro la persona, gli affetti ed il patrimonio. Grazie al disegno di legge, quindi, la magistratura potrebbe finalmente disporre di un più efficace strumento giuridico per contrastare questi crescenti fenomeni di abuso che producono danni enormi alle vittime anche quando non comprendono reati già previsti come la violenza privata o la circonvenzione d'incapace. Finora gli inquirenti avevano dovuto cavarsela con la contestazione di reati come i maltrattamenti, la violenza sessuale o la truffa, ma senza mai poter andare all'essenza del problema, ovvero alla strategia di annientamento psicologico che rendeva possibili quegli abusi.

 

Tra i casi più famosi in Italia, si possono ad esempio annoverare le Bestie di Satana, violenta setta satanista formata da giovani del varesino che tra gli Anni ‘90 e i primi 2000 si coprì di gravi omicidi, induzioni al suicidio e violenze ripetute, a danno di propri adepti come di persone terze; la comunità del Forteto, fondata in principio con finalità di recupero di adulti e minori e divenuta in seguito teatro di abusi sistematici, in un clima di pieno isolamento dall’esterno; o ancora la psicosetta Arkeon che, dietro la promessa di percorsi di guarigione e benessere interiore, nascondeva invece un ben congegnato sistema di sfruttamento economico ed abusi psicologici, tale da costringere i propri membri a privarsi di grandi somme di denaro e ad accettare pratiche umilianti e lesive della loro dignità. Altri casi che hanno avuto un forte impatto sull'opinione pubblica, e su cui la magistratura è tuttora al lavoro, quelli della psicosetta di Novara o ancora della strage di Altavilla Milicia. Tuttavia, i casi che affiorano nella cronaca fino a far breccia sull'immaginario collettivo sono solo un'esigua minoranza rispetto al totale: difficilmente il comune cittadino potrebbe serbar memoria di ogni fatto avvenuto nel corso degli ultimi anni, relativo ad un fiorire di comunità sparse in tutta Italia ed afferenti alle famiglie più varie, dalle sette religiose e spirituali alle psicosette, da quelle magiche ed esoteriche a quelle commerciali, basate su schemi piramidali alla Ponzi. Inoltre vi sono pure tutti i casi relativi a singoli guaritori, cartomanti e fattucchieri, indovini e veggenti, che analogamente agiscono in un molteplice vuoto normativo. In generale, l'introduzione di strumenti giuridici consoni rappresenterebbe, per una società storicamente frammentata e sfaccettata come quella italiana, una positiva correzione a troppi anni di forzata inerzia delle istituzioni.

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