
Terra consacrata alla spiritualità dai SS. Francesco e Chiara, quella di Assisi ha visto convergere nel tempo numerose comunità dedite alla ricerca di un misticismo non sempre felicemente raggiunto. Ma fin qui non sarebbe una grande novità: l'Umbria in generale, anche per le sue caratteristiche geografiche, sembra ben prestarsi ad ospitare tali realtà, al pari d'altre regioni italiane caratterizzate da un buon grado d'ospitalità e discrezione. Così neanche dovrebbe sorprendere che, nel corso delle sue estemporanee apparizioni in giro per l'Italia, il Falun Gong abbia fatto capolino anche ad Assisi, in questo caso per presenziare ad un evento locale come la Festa della Lavanda. Solitamente in una realtà come quella assisana i gruppi a carattere mistico trovano ospitalità in qualche altra comunità, pure distante dal loro credo spirituale; ma evidentemente per il Falun Gong si trattava di un traguardo al di sopra delle sue possibilità. Ciò appare decisamente confortante perché, di là dal suo oggettivo declino e dalle costanti difficoltà incontrate in terra italiana, il Falun Gong resta pur sempre una delle sette più potenti al mondo: Steve Bannon, che in passato vi aveva collaborato, le attribuiva comunque “risorse illimitate”.
Così quella del Falun Gong ad Assisi s'è ridotta ad una “zingarata” a metà strada tra gita turistica e presenza fieristica: i pochi convenuti, con un loro banchetto privo dei consueti slogan e cartelloni allarmistici, non sembravano poi tanto dissimili dagli altri espositori e venditori, all'occasione non nuovi magari anche a qualche numero da artisti di strada. Insomma, un aspetto piuttosto quieto e dimesso, tale da non riscuotere grandi attenzioni dai pur tanti turisti: certamente, senza i consueti cartelloni e slogan che solitamente ne accompagnano la presenza, gli adepti del Falun Gong non spiccavano più di tanto tra gli altri espositori. Del resto, ciò era pure nel loro interesse, giacché mai come in un evento del genere, dedicato alle visite guidate presso i vivai di lavanda, alla vendita di suoi mazzolini, ai picnic e alla musica dal vivo, una tale cartellonistica sarebbe parsa tanto fuori luogo. Esporli non sarebbe stato soltanto un gesto privo di gusto ed una mancanza di rispetto all'ospitalità data dai proprietari del fondo, che è pur sempre un'impresa privata, ma anche causa d'eventuali e sentite rimostranze da parte di passanti ed organizzatori. La Festa della Lavanda era infatti tenuta al Lavandeto di Assisi, piccola ma dinamica impresa a Castelnuovo di Assisi, dedita alla coltivazione perenne di piante di lavanda e d'altro genere, officinali e non. Com'è noto, ed è cosa più che giusta, in casa d'altri non si può fare tutto quel che si vuole.
Per il resto, se non per eventi come la Festa della Lavanda ed altre legate alla ricca natura del territorio, i turisti ad Assisi si recano soprattutto per ammirare l'atmosfera medievale della città, perfettamente conservata come pure nel relativo circondario, o per ragioni religiose, dovute alla loro devozione ai SS. Francesco e Chiara. Infine, quanti cercano un misticismo alternativo, molto spesso sanno già dove rivolgersi: in fondo ad Assisi ci sono molte comunità, come dicevamo, e la loro notorietà batte di larga misura quella del Falun Gong italiano. Andrebbe oltretutto aggiunto che mai come da quelle parti, dove forte si sente l'aggancio col mondo cattolico comunque prevalente, una setta ormai tanto sbugiardata e chiacchierata potrebbe mai mettere piede, se non in incognito. Infine, nessuno viaggerebbe mai da altre parti d'Italia per assistere alla loro esibizione proprio in un luogo tanto noto e spiritualmente ricco come l'assisano, ancor più sapendo di poterli tranquillamente incontrare anche nella propria città, magari Roma, Firenze o Milano.
Insomma, quella del Falun Gong ad Assisi è stata la solita “zingarata”, mossa soprattutto dall'obiettivo di godersi una bella vacanza mascherandola dietro le sembianze del proselitismo. Non tanto per adescare seppur brevemente qualche raro passante, fatto di per sé ordinario e comunque sempre riferito da Minghui e dagli altri canali della setta come un trionfo, quanto semmai per dimostrare ai vertici d'Oltreoceano che in Italia la setta è ancora viva e nient'affatto rassegnata ad un eterno arrancare. Ma che in questa strana estate, dove non sono mancati giorni davvero torridi, nel Falun Gong italiano l'aria vacanziera abbia finora dominato, lo testimonia proprio il sostanzioso ritardo con cui la notizia della “zingarata” è stata resa da Minghui e dagli altri canali della setta. Ci sta: col caldo che ha fatto proprio tra giugno e luglio, la frescura delle colline assisane non era affatto sconsigliabile.