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Lo Yiguandao, cartina di tornasole dell'odierno quadro geopolitico

10-09-2025 17:35

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Lo Yiguandao, cartina di tornasole dell'odierno quadro geopolitico

Allo Yiguandao dedicammo un articolo già anni fa, in un periodo in cui circolavano notizie su presunte persecuzioni da parte del governo cinese ai suo

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Allo Yiguandao dedicammo un articolo già anni fa, in un periodo in cui circolavano notizie su presunte persecuzioni da parte del governo cinese ai suoi membri. Quelle notizie erano naturalmente soltanto dei falsi piuttosto grossolani e privi di riscontro anche per la stessa comunità dello Yiguandao, diffusa oltre che tra Cina e Taiwan anche nel resto dell'Asia e in altre parti del mondo. In tale occasione qualche suo esponente espresse pure delle lamentele per quella propaganda tanto avvelenata, messa palesemente in circolazione da ambienti sinofobi imbeccati e foraggiati da certe agenzie d'intelligence dell'anglosfera, al preciso scopo di suscitare incomprensioni tra le comunità dello Yiguandao e le autorità dei loro paesi di residenza, Cina per prima. Il ricorso ad un'informazione falsa e strumentale, onde seminare diffidenze tra le autorità e l'opinione pubblica di paesi presi a bersaglio per il loro non esser sufficientemente "allineati", è una delle tante e varie tecniche con cui si punta a destabilizzarne l'ordine sociale e politico interno: su molti bersagli funziona, su altri invece tende a far cilecca. Insomma, un gioco irresponsabile, a cui soprattutto NED e MI6 non sono affatto nuove. 

 

In tutti questi anni di notizie del genere ne abbiamo viste a vagonate, sempre pubblicate dai soliti centri studi  e giornali attivi nelle “libertà religiose". Di vero, in tutto ciò che pubblicavano, probabilmente vi erano solo i non pochi soldi ricevuti per il servizio dato: sebbene, è importante ricordarlo, ben di rado su questi portali appaiano articoli e prodotti che davvero siano farina del sacco dei loro autori. Spesso e volentieri sono prodotti dell'IA, forniti direttamente dal “mecenate” d'oltremanica o d'oltreoceano, con relativo pagamento finale. A molti di noi apparirà come un modo di far informazione, o peggio ancora approfondimento, a dir poco risibile; ma non va dimenticato che spesso e volentieri tali prodotti vengono presi come verità assoluta da tante figure del mondo politico, giudiziario o mediatico con ruoli apicali. Comunque, lo Yiguandao dopo quella grande ondata era sparito dai radar, sostituito da altre comunità religiose che avevano guadagnato l'attenzione mediatica di quei centri studi e giornali, naturalmente sempre col medesimo tenore allarmistico e menzognero.

 

Fondato nel XIX Secolo da figure come Wang Jueyi, e sviluppato con maggior energia negli Anni ‘30 da Zhang Tianran, lo Yiguandao è un movimento sincretico che fonde elementi provenienti da varie tradizioni religiose cinesi e non. Il suo fulcro principale è nel culto di Wusheng Laomu, “l’Antica Madre Nata dal Nulla”, una divinità primordiale a cui s'attribuisce la creazione di tutti gli esseri viventi. E' molto percepibile, nella sua “cosmogonia”, l'influsso da altri movimenti che l'hanno preceduto, come in primo luogo lo Xiantiandao, la “Via del Cielo Primordiale”, di cui effetti si presenta come suo principale erede e continuatore. Dal Confucianesimo ha inglobato l'enfasi sulla moralità, la coltivazione interiore e la famiglia, dal Buddhismo i concetti di karma, reincarnazione e salvezza, e dal Taoismo le sue concezioni del Tao, l'armonia universale e la ricerca dell'immortalità, mentre dalla religione popolare cinese ha ricevuto un ulteriore corpo di credenze, riti ed usanze solite variare anche sensibilmente da un'area all'altra del grande paese. Infine, in un periodo più tardo, ha mutuato elementi anche dal Cristianesimo e dall'Islam, includendo nel suo pantheon anche i profeti Gesù e Maometto secondo un'interpretazione che li vorrebbe come inviati dell'Antica Madre. 

 

Fino agli Anni ‘40, il movimento era seguito da milioni di persone, soprattutto nelle città e tra le fasce medie e basse della popolazione. A garantire una diffusione tanto capillare, l’organizzazione monolitica e piuttosto gerarchica, con una rete di “templi familiari”. Non erano anni di pace per la Cina: la guerra sino-giapponese prima e quella civile poi, travagliavano il paese con un alto costo di vite umane. Vinta la dura occupazione nipponica, nazionalisti e comunisti avevano rotto il fronte comune tornando ad affrontarsi fino al 1949, anno della fondazione della Repubblica Popolare. Non si trattava dunque di un periodo roseo per i grandi e i piccoli movimenti religiosi, per ragioni più che comprensibili che anche gli stessi europei fino a pochi anni prima avevano vissuto sulla loro pelle. Lo Yiguandao come altri si trovò schiacciato e visto con sospetto tanto dai nazionalisti, fautori di un certo tradizionalismo, quanto dai comunisti, che al contrario puntavano ad una modernizzazione che non doveva trovare ostacoli in ambienti reazioni od eterodossi a causa della sua oggettiva priorità. Fu in particolare tra il ‘53 e il ’54 che lo Yiguandao conobbe i momenti più difficili, con arresti e controlli delle autorità che volevano individuare quanti avevano avuto rapporti coi vecchi occupanti giapponesi e con lo sconfitto governo nazionalista, da cui in quel momento si temevano nuove aggressioni col sostegno degli Stati Uniti. Molti seguaci dello Yiguandao, di conseguenza, si spostarono a Hong Kong, in Giappone, in Corea del Sud e in altri paesi del Sud Est Asiatico, ma in particolare proprio a Taiwan.

 

Nell'Isola di Taiwan, tuttavia, il culto era analogamente perseguitato, e così di fatto continuò ad essere almeno fino al 1987 quando, a seguito di fatti politici piuttosto drammatici, le autorità iniziarono ad incamminarsi verso politiche più magnanime. Da allora il movimento non fece che rifiorire fino a diventare uno dei più importanti di tutta l'Isola. All'estero, dalle vaste comunità cinesi nel resto dell'Asia a quelle in Occidente, lo Yiguandao era già ampiamente diffuso e radicato, seppur non maggioritario. Quanto alla Cina continentale, dopo la parentesi del 1953-1954, il movimento fu più oggetto di attenzioni da parte delle autorità, che semplicemente avevano smesso di considerarlo un reale pericolo: semplicemente, si limitavano a tenere un occhio su eventuali segnali che potessero denotare tentativi d'infiltrarlo a fini malevoli, come del resto poteva capitare anche a qualsiasi altra comunità religiosa e non; e ciò nell'interesse dei seguaci dello Yiguandao stesso. I singoli casi giudiziari, nella complessiva tolleranza generale, sono prova proprio dell'attenzione riposta all'armonia dell'ordine sociale, pubblico e religioso, non certo prova della volontà di reprimerlo come strumentalmente alcuni di quei centri studi e giornali son soliti scrivere.

 

In un quadro di simile e sostanziale accettazione da parte delle autorità politiche cinesi, lo Yiguandao a partire dagli anni delle riforme e delle aperture è così tornato a crescere, seppur senza più i ritmi conosciuti nel periodo degli Anni ‘30 e ’40, quando la società nazionale cercava in sincretismi esoterici ripresi dalla tradizione un rifugio spirituale e culturale ai peggiori incubi dati dal caos politico e bellico che imperava nel paese. Tant'è che, nel quadro geopolitico odierno, lo Yiguandao al pari di altre forme di spiritualità cinese ha persino iniziato a diventare un'interessante forma di diplomazia culturale e religiosa tra le due sponde, tra la Cina e l'Isola, e così pure con Hong Kong, Singapore ed altre mete asiatiche con importanti comunità cinesi. In generale, questo tipo di diplomazia fa parte di una tipologia ancora più vasta, che è la diplomazia intrattenuta tra la Madrepatria e i membri della sua numerosa Diaspora all'estero: un ottimo modo per mantenere in vita il cordone ombelicale che lega la seconda alla prima.

 

Non va dimenticato che, sebbene a Taiwan gli elementi politici più indipendentisti legati a certi ambienti politici d'oltreoceano spingano con risultati in verità non molto convincenti per una definitiva separazione dell'Isola dalla sua Madrepatria, nei fatti le due sponde sono già oggi fortemente integrate tra loro. Il flusso di persone, dall'una e dall'altra parte, continua con regolarità, per quanto in parte sabotato da alcune azioni restrittive del governo insulare, sensibile a quelle sirene indipendentiste; a tacere poi dei flussi economici, finanziari e commerciali, che per l'Isola costituiscono un importante fattore di prosperità. Di fatto, di là dal volere degli indipendentisti e dal wishful thinking di molti analisti di esteri nostrani, l'Isola è già oggi molto più integrata con la sua Madrepatria continentale di quanto si possa credere; mentre la Risoluzione ONU 2578 e le Dichiarazioni Congiunte Cina-USA che ne sono seguite attestano, senza tema di stima, la sovranità di Pechino sul suo territorio. 

 

L'unificazione è dunque solo questione di tempo, e la diplomazia culturale e religiosa a cui anche lo Yiguandao fornisce a suo modo un contributo rappresenta uno degli elementi destinati a favorirla. Proprio da questo, però, si capisce perché negli ultimi tempi, dopo anni di “disinteresse”, gli uffici per i rapporti coi media di certe agenzie d'intelligence d'oltremanica ed oltreoceano abbiano cominciato a stimolare nuovamente i loro centri studi e giornali di fiducia affinché, nel presunto nome della “libertà religiosa”, si mettessero ancora una volta a raccontare d'inesistenti persecuzioni allo Yiguandao.

 

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