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The Family International: tra libero amore e predicazione apocalittica

21-09-2025 18:00

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The Family International: tra libero amore e predicazione apocalittica

Nota in passato come i “Bambini di Dio” (Children of God), quella che oggi si presenta come The Family International (TFI) si presenta come una delle

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Nota in passato come i “Bambini di Dio” (Children of God), quella che oggi si presenta come The Family International (TFI) si presenta come una delle tipiche sette “postsessantottine”, frutto di anni in cui il New Age, la riscoperta in salsa liberal del messaggio evangelico secondo i canoni del Jesus People, la protesta politica e la diffusione ad ampio spettro delle droghe portò al condensarsi di numerosi movimenti spirituali che negli anni successivi avrebbero conosciuto le sorti più varie. Nel 1968, con le sue predicazioni basate su un cristianesimo apocalittico, David Brant Berg impressionò una comunità di giovani hippie della California che gli s’era avvicinata; fu allora che ne sorse un movimento missionario globale, dalla forte enfasi sulle profezie bibliche, la vita in comune e il “libero amore”, destinato a diffondersi in oltre 80 paesi. Insieme ai paesi in cui dispone di una presenza ufficiale, il movimento dispone pure di un’ampia rete sotterranea sparsa dall’Europa all’Asia, in grado di garantirgli un serbatoio di migliaia di adepti. Eppure, a fianco delle pubblicazioni a suon di “amore cristiano”, delle missioni e delle opere umanitarie, vi è anche una lunga cronologia di abusi sessuali a danno di minori, manipolazione psicologica e proclami apocalittici che preludono al Giorno del Giudizio. 

 

Incarnando in sé i principi più estremizzati delle famiglie politiche americane neodem e neocon, teodem e teocon, la TFI finisce per sposare a pieno titolo i cardini del Washington consensus, preservato col portare avanti un’agenda aggressiva a più livelli contro paesi e culture visti come avversari degli Stati Uniti. Berg e i suoi successori hanno ad esempio dipinto la Cina e il Partito Comunista come “agenti satanici”, esecutori del “Nuovo Ordine Mondiale”, manifestazioni del “grande dragone rosso” di cui parla l’Apocalisse. Si tratta di una narrativa ereditata dal forte anticomunismo della Guerra Fredda, che aveva profondamente permeato Berg. In Cina, descritta come precursore dell’Anticristo, il movimento è bandito, e così pure in molti altri paesi; ma, con alterne fortune, continua ancora ad operarvi una rete di predicazione sotterranea. Berg, figlio del fenomeno sociale del Jesus People, nei suoi primi scritti e nei suoi diari dimostrò subito la profonda avversione all’ateismo e alla cultura laica, giudicando la Cina un “impero del male”, parole che anni dopo anche Ronald Reagan avrebbe usato per definire l’avversario sovietico. Le Mo Letters (“Lettere di Mo", pseudonimo di Moses David), furono il suo principale canale di comunicazione, con oltre tremila pubblicazioni apparse tra il 1969 e il 1994, considerate dagli adepti autorevoli quanto la Bibbia. A partire da lettere come The Red Dragon, degli Anni ‘70, apparve la denominazione di “grande dragone rosso” dell’Apocalisse, e con Communism: Satan’s Counterfeit! il comunismo cinese venne ancor più designato come una falsa utopia, votata a schiavizzare le anime. 

 

Una già abbondante bibliografia di testi anticomunisti, come quelli di Billy Graham, influenzò Berg nelle sue teorie, portandolo ad incoraggiare i suoi membri a svolgere missioni nei paesi socialisti. La Cina veniva vista come nemico principale non soltanto perché comunista ma anche perché asiatica, portatrice di una cultura differente da quella giudaico-cristiana occidentale: l’anticomunismo si mischiava dunque ad una non meno forte sinofobia. Per questo, negli Anni ‘80, produsse opere come The Endtime Prophet, in cui profetizzava che la Cina sarebbe divenuta una “superpotenza satanica”, alleata con l’URSS per compiere l’Armageddon. In realtà proprio in quei tempi Pechino e Mosca erano piuttosto distanti tra loro, divise da una reciproca ostilità scoppiata a partire dal 1961, e peraltro di lì a breve l’URSS avrebbe pure cessato di esistere; ma la geopolitica e un’ordinata conoscenza della storia e della politica internazionale non erano evidentemente elemento di particolare cura nelle considerazioni di Berg. Ad ogni modo quelle narrazioni riuscivano a motivare gli adepti ad abbandonare tutto (forsake all), legami familiari compresi, pur di combattere contro il comunismo e il suo “genocidio spirituale”.

 

Negli Anni ‘70 e ‘80 TFI tentò così di infiltrarsi in Cina ed Asia Orientale, incontrando il pronto contrasto delle autorità. Le comunità più importanti si stabilirono soprattutto ad Hong Kong e Taiwan, dove potevano godere della maggior tolleranza dovuta all’orbita politica anglo-americana sotto cui ricadevano. I metodi per avvicinare nuovi adepti erano piuttosto vari, ma tra questi spiccava il flirty fishing (“pesca amorosa”): i membri del movimento attiravano i futuri potenziali "correligionari" con rapporti amorosi, finendo per attirarli nel gruppo. Tale metodo, presentato da TFI come “a fin di bene”, venne giudicato a Pechino come proprio di un’organizzazione subdola e reazionaria, e non tardò a passare molto tempo prima che analoghe considerazioni fossero elevate anche in altri paesi, non soltanto in Asia ma anche in Europa. Tra l'altro vi era pure una certa diffusione di malattie veneree, dovuta al “libero amore” e al rifiuto di contraccettivi. Dagli Stati Uniti, tuttavia, le considerazioni che giungevano sembravano prevalentemente di altro tenore, col Dipartimento di Stato che criticava le ostilità cinesi al gruppo e Berg che interessatamente rincarava la dose con lettere come Persecuted for Christ’s Sake! del 1982, dove addirittura il PCC era equiparato ai “persecutori biblici” di romana memoria.

 

Quella di Washington e della TFI era in realtà di un’immensa campagna di menzogne tese a screditare l’immagine internazionale di Pechino, secondo una prassi del resto già vista anche in altri casi; ma la stampa americana, affamata di sensazionalismo, preferiva non indagare più di tanto sulla loro effettiva attendibilità, prendendole per buone. Altre lettere di Berg apparse negli anni seguenti, e così pure dei suoi successori come Karen Zerby, mantennero elevata la portata polemica contro Pechino; testimoniando come, a maggior dopo il venir meno dell’URSS, progressivamente molti settori politici americani avessero cominciato a guardare con crescenti ostilità alla Cina, nel frattempo indicata da vari studi come destinata ad una sempre più massiccia affermazione globale. Tant’è che in The Dragon Awakens degli Anni ‘90 si parla proprio di questo, con riferimenti addirittura ad un vero e proprio “massacro cristiano”. Per meglio portare avanti quella vasta campagna di discredito e sabotaggio anticinese a livello globale, oltre a TFI vennero ovviamente assoldate dal Dipartimento di Stato e dall’intelligence americano anche altri movimenti religiosi, non soltanto dell’area cristiana ed evangelica in particolare: una storia che più volte abbiamo raccontato. TFI si alleò con gruppi evangelici, con questi condividendo messaggi e tutela degli apparati strategici di Washington, e reciprocamente scambiandosi le varie trovate propagandiste del momento. 

 

Anche in Italia, con una piccola ma radicata presenza, il movimento ha svolto tali attività, dedicandosi al proselitismo e soprattutto alla diffusione di propaganda apocalittica ed anticomunista; ma è rimasto nella nicchia, al pari di altri gruppi consimili, con molti suoi membri che nel corso del tempo hanno scelto di spostarsi in Europa dell’Est, in cerca di nuove “terre da evangelizzare”. La sua attività, cosa che non sorprende e che ci ricorda casi come quelli della Chiesa di Dio Onnipotente o anche di movimenti non cristiani come il Falun Gong, si è focalizzata soprattutto sulla comunicazione tramite internet e social media, oltre che sul rapporto con varie ONG nei diritti umani; ma del resto anche quest’ultime nutrono una più che nota e percepibile vicinanza col verbo del Dipartimento di Stato USA. Non a caso i portali di TFI abbondano sempre di comunicati dell’USCIRF, la US Commission on International Religious Freedom, di cui già altre volte abbiamo parlato e che tutto può esser considerata fuorché una fonte di prima attendibilità. Nel 2023 TFI ha sposato la campagna del Falun Gong e di Dafoh sul “prelievo forzato di organi dai prigionieri di coscienza” in Cina, altro mantra che da anni sembra conoscere sempre una certa popolarità tra sette anticinesi e ONG delle più varie; per quanto più volte smentita e smascherata da vari resoconti ed osservatori neutrali ed internazionali, una tale argomentazione difficilmente tramonterà in breve tempo, vista la sua facile presa emotiva sul pubblico. Lo stesso si può dire pure per le tante fake news diffuse sulla pandemia da Covid-19, con TFI che non ha perso occasione per affiancarsi al Falun Gong. 

 

Una missiva recente, China’s Crackdown on Christians, infine, torna a sposare le campagne anticinesi su ipotetiche repressioni a danno dei cristiani, sposando le posizioni di numerosi movimenti evangelici come gli Shouters, i Testimoni di Geova o la Chiesa di Cristo, oltre alla stessa Chiesa di Dio Onnipotente; mentre una di quest’anno addirittura guarda allo Xinjiang, sposando insieme le fake news sui campi di lavoro per i musulmani a quelle sul prelievo forzato di organi, in un colpo solo legandosi ai temi più cari al Falun Gong e al movimento indipendentista uiguro. Al contempo, TFI continua a rafforzare la sua sinergia con ONG come Open Doors ed Amnesty International, e a farsi portavoce insieme ad altri controversi movimenti politico-spirituali di poco credibili e fortunate petizioni come ad esempio quella contro la “Sinicizzazione delle religioni” all’ONU. Nel frattempo, però, proprio i rapporti dell'ONU, insieme alle rivelazioni di molti ex adepti, indicano come strumentali tutte queste narrative, tese unicamente a mascherare con una crociata morale e politicamente interessata i tanti casi di abuso e controversie all’interno del gruppo; che, non a caso, di anno in anno ha perso molto del suo antico slancio.

 

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