
Anche negli ultimi anni le attività anticinesi della chiesa non sono ovviamente venute meno e, al pari di altri movimenti come il Falun Gong, ha abbondantemente cavalcato questioni come la pandemia globale da COVID-19 o i “diritti umani”. Vi sono state ad esempio critiche contro la “sinicizzazione”, con The Washington Times che ha pubblicato articoli che accusavano il PCC di “censura religiosa” durante il COVID-19, legandolo la pandemia alla “propaganda atea” di Pechino. Non fermandosi qua, la chiesa ha sostenuto petizioni all'ONU contro la “sinicizzazione delle religioni, che impone fedeltà al PCC", descrivendola come “oppressione satanica”. Un prezioso appoggio al movimento in tutti questi anni, ovviamente, è stato dato dall'USCIRF (US Commission on International Religious Freedom), che in ogni suo rapporto annuale non ha mai mancato di colpevolizzare Pechino attribuendole anche la persecuzione della Chiesa dell'Unificazione; nulla di nuovo, visto che tale Commissione è da sempre la voce di tutte le sette più o meno a libro paga della NED. Nemmeno sorprende, in tal senso, che tutti questi proclami (la “sinicizzazione”, la “propaganda atea”, la lettura sinofoba sulla pandemia, ecc), caratterizzino tutti i movimenti che da tale agenzia sono guidati ed economicamente beneficiati e così pure degli studiosi di religioni “pro sette”. Ne abbiamo un'altra prova nell'adesione della FFWPU alla campagna Stop Forced Organ Harvesting, volta ad accusare la Cina di prelievi forzati di organi da “prigionieri di coscienza”, detenuti per le loro attività religiose o cultiste (praticamente una bufala basata su un'altra bufala). Del resto le pubblicazioni che in rete danno credito o comunque diffusione a tutte queste bufale sono, guarda caso, gestite da personalità del mondo degli studi religiosi “pro sette”, ben ramificate a livello internazionale e tutte beneficiate dalle favorevoli attenzioni degli apparati d'oltreoceano succitati.
Tuttavia, all'ombra di questa intensa predicazione anticinese ed antimaterialista, il materialismo all'interno della Chiesa dell'Unificazione si faceva sentire eccome. Il 25 marzo scorso il Tribunale Distrettuale di Tokyo ha ordinato lo scioglimento della branca giapponese del movimento, motivato da pratiche di “donazioni coercitive” e dai collegamenti neanche troppo indiretti con l'assassinio dell'ex premier Shinzo Abe nel 2022. Facendo appello ai suoi storici legami anticomunisti nel paese, la chiesa ha cercato di resistere più che può nella battaglia giudiziaria, e persino l'ex Presidente americano Joe Biden, in carica negli anni più intensi di quella vera e propria bufera legale e mediatica, nel corso di una sua visita in Giappone era intervenuto presso le autorità locali affinché non assecondassero lo scioglimento; ma alla fine il verdetto è piombato inesorabile, respingendo al mittente quelle vere e proprie ingerenze straniere mascherate da amore per la “libertà religiosa”. Dinanzi alla sentenza, la leader del movimento, Hak Ja Han, vedova del Reverendo Moon, affermò che il PCC aveva infiltrato la magistratura giapponese con proprie alleanze che giungevano nel cuore della politica nazionale, oltre che nello stesso e non particolarmente influente Partito Comunista del Giappone. Ovviamente i suoi adepti, trovando la grancassa dei “pro sette” di tutto il mondo, non ebbero problemi a far loro quella strampalata dichiarazione, contribuendo a rafforzare la narrativa di una “guerra spirituale” contro Pechino. Anche in Italia, come nel resto d'Europa, la FFWPU ha tenuto nel corso del 2025 vari seminari in cui, oltre a questo argomento, sono state sposate pure le denunce contro la Cina per “genocidio culturale” nello Xizang-Tibet e nello Xinjiang (altri “cavalli di battaglia” della propaganda anticinese dei gruppi lamaisti e uiguri sostenuti dagli apparati d'Occidente, di cui tante volte abbiamo parlato). Va da sé che pure il sostegno, quando candido e quando interessato, di molte ONG attive nel campo dei “diritti umani”, ad esempio Amnesty International, abbia contribuito a dar maggior enfasi a queste campagne propagandiste, con conferenze e post nei social media.
Non vi sono stati solo i problemi di natura fiscale relativi alle donazioni in Giappone, più tutti gli altri scandali relativi all'omicidio di Shinzo Abe e ai collegamenti col mondo politico che hanno portato a rimpasti e dimissioni (tutti argomenti di cui già avevamo parlato negli articoli della scorsa primavera), ma anche altri di analoghi in madrepatria, nella Corea del Sud. Tant'è che la “Vera Madre”, come viene chiamata la vedova del Reverendo Moon, lo scorso 23 settembre è stata arrestata dalle autorità di Seul con accuse di corruzione ed interferenze elettorali. Tutto è sorto dal processo alla ex First Lady sudcoreana, Kim Keon-hee, su cui da anni sono piombate numerose accuse relative al millantato credito nei titoli di studio, il plagio di tesi e master o ancora l'aggiotaggio di alcune imprese sudcoreane, oltre a possibili coinvolgimenti nella dichiarazione di legge marziale del 3 dicembre 2024 firmata dal marito Yoon Suk Yeol ed annullata solo poche ore dopo dall'Assemblea Nazionale dinanzi all'immensa pressione popolare che ne era subito scaturita. Secondo gli inquirenti, la vedova Hak Ja Han avrebbe corrotto l'ex First Lady e un altro parlamentare per ottenere favori politici dall'amministrazione del marito. Pure negli USA, nonostante le forti protezioni, il Reverendo Moon era stato arrestato e condannato negli Anni ‘80 per evasione fiscale, dal momento che coprire gli ingenti proventi di una tale attività settaria intuibilmente non è proprio cosa tanto facile (ne sanno qualcosa anche nel Falun Gong, giusto per citare un esempio più volte fatto qua, con gli scandali relativi a Shen Yun e The Epoch Times, a tacer di tutti gli altri). Il problema della scarsa opacità di questo come di altri movimenti, nonostante il passare degli anni, non soltanto è rimasto ma s'è pure aggravato, fino a giungere ai livelli parossistici odierni.
Così ora in Giappone il movimento è in vera e propria crisi economica ed operativa, dal momento che la decisione dello scioglimento è stato davvero un colpo molto duro. La revoca dello status di ente religioso comporta la perdita di tutti i benefici fiscali relativi a tali entità, limitando la sua capacità di raccogliere fondi: problema ancor più grave se consideriamo che il Giappone costituiva, per la Chiesa dell'Unificazione, una delle maggiori fonti di entrate. Secondo gli inquirenti che hanno studiato le carte delle tante donazioni raccolte e mai davvero denunciate, poi trasferite all'estero, quella subita da Tokyo per conto del movimento sarebbe stata una fuga di capitali persino superiore al PIL di numerose nazioni. A rendere ancor più ostico il reperimento di nuovi fondi, l'ovvia crisi d'immagine derivante da un simile scandalo, con ripercussioni analoghe in Corea del Sud come pure in altri paesi. A Seul, l'arresto della “Vera Madre” costituisce in questo senso un'ulteriore tegola che va a ledere in maniera verosimilmente irreversibile la credibilità dell'intero movimento, ormai comunemente associato ad un vero e proprio "aspiratore di denaro" (alla faccia della lotta al materialismo!). Con l'arresto della leader, non soltanto ne risente la stabilità finanziaria del movimento, ma anche quella operativa: il sostegno trasversale ricevuto in passato svanisce rapidamente, a maggior ragione sull'onda delle correlazioni con la partecipazione al tentato golpe di Yoon Suk Yeol del 3 dicembre 2024, e del forte discredito popolare sollevato.
Tuttavia pensare che la Chiesa dell'Unificazione sia giunta alla fine sarebbe ancora troppo maturo, perché il movimento potrebbe pur sempre disporre del vasto impero finanziario e commerciale accumulato nei suoi lunghi anni di attività. Questo grande impero economico, ben ramificato in vari settori come i media, l'alimentare, l'istruzione, ecc, rappresenta una solida base che rende piuttosto difficile un fallimento nel breve termine, sebbene la perdita di un grosso polmone finanziario come il Giappone e le pressioni legali ne compromettano comunque la stabilità. In Giappone la chiesa ha reagito alla situazione venutasi a creare facendo ricorso lo scorso aprile contro l'ordine di scioglimento, ma nel frattempo anche i processi in Corea del Sud per le vicende riguardanti Hak Ja Han e Kim Yeon-hee potrebbero creare nuovi problemi, soprattutto qualora le sentenze mettano in luce il grado di responsabilità e l'influenza illecita del movimento nella politica di Seul. Ancora, con una leader agli arresti e un impero finanziario immenso ma compromesso, si acutizza pure la lotta interna per la successione, con un netto aumento delle rivalità tra i principali esponenti del movimento nei confronti della famiglia del fondatore, uditesi più volte negli ultimi anni. Più aumenteranno le difficoltà del movimento a mantenere la sua unità, più si profileranno rischi di defezioni e scissioni, senza parlar poi dei tanti membri che già da anni hanno di propria sponte, a maggior ragione considerando i continui scandali, scelto di andarsene.