
Ha una sua sede anche in Italia, a Rimini, sebbene appaia ancora piuttosto embrionale, la setta taiwanese nota come "Metodo Guanyin" (Guanyin Famen), con una struttura organizzativa transnazionale basata su una guida carismatica come la fondatrice Ching Hai, e caratteristiche spirituali che oscillano tra il sincretismo religioso e il misticismo New Age. Lo stesso nome di Guanyin Famen, traduzione de “Il metodo (o la porta) di Guanyin”, fa riferimento al bodhisattva della Compassione (Avalokiteśvara) della tradizione buddhista cinese, indicando una via di liberazione spirituale tramite la meditazione sull'ascolto interiore del suono divino, concetto ricorrente in molte altre tradizioni (dal Buddhismo Mahayana al Sant Mat indiano, oltre ad alcune correnti taoiste). A fondarlo è stata la Suprema Maestra, come viene indicata dai suoi seguaci, Ching Hai, al secolo Hue Dang Trinh, nata in Vietnam intorno al 1950, dopo essersi formata in ambienti buddhisti e sant mat (come il Rādhāsoāmī Satsang Beas) in un periodo in cui la sua vita, lasciata la madrepatria, oltre che a Taiwan si svolse in significativa misura anche in India.
Per molto tempo la Suprema Maestra non fece molto parlar di sé, con la sua scuola personale in apparenza destinata a rimanere una delle tantissime correnti del vasto mondo spirituale New Age, non soltanto asiatico. Ma sul finire degli Anni ‘80 si consumò la vera svolta, allorché iniziò ad insegnare pubblicamente il suo Metodo Guanyin dandosi il nome di “Suprema Maestra Ching Hai” a capo di una vera e propria setta dalle ben delineate e piramidali gerarchie interne. La stessa adesione alla pratica appare ben più di un semplice cambio di stile di vita: oltre alla tecnica di meditazione basata su suono e luce interiori, da farsi non meno di due volte al giorno, vi è pure l'obbligo ad una dieta strettamente vegetariana od ancor meglio vegana, il rifiuto di qualsiasi sostanza intossicante (non soltanto droghe, ma pure alcol e tabacco) e soprattutto l'adozione di principi etici simili ai più rigorosi del Buddhismo (a parte non mentire, non rubare o non uccidere, anche l'astensione dai rapporti sessuali). Rispettare questi precedetti, nel credo della setta, porterebbe alla realizzazione del Sè e all'unione col “Potere Supremo” che, indipendentemente dalla religione d'appartenenza di chi scelga d'avvicinarsi alla pratica, è in questo caso identificabile proprio con la stessa “Suprema Maestra”.
La sede principale del movimento è a Taiwan, da dove si dirama una rete davvero molto capillare ed estesa in tutto il mondo, con filiali oltre che nel resto del Sud Est Asiatico anche in Australia, negli USA e in Europa. Tanta efficienza transnazionale fa affidamento a centri di meditazione gestiti da “iniziati” e ad una rete mediatica fortemente centralizzata, capaci d'ovviare alla mancanza di un vero e proprio clero formale: Ching Hai gestisce infatti un suo canale televisivo internazionale, Supreme Master Television, con programmi spirituali, ecologici e vegani in diverse lingue. Ne vien fuori l'idea che tanta “potenza di fuoco” mediatica non vada a basarsi unicamente sulle offerte dei fedeli, per quanto ritenuti da stime di qualche anno fa piuttosto numerosi, ma ad ogni modo il modello comunicativo risulta davvero molto efficace: facendo affidamento a grandi immagini colorate, arte e musica prodotte dalla stessa Ching Hai, solita definirsi anche come poetessa, artista e filantropa, il coinvolgimento sul pubblico alla fine non manca mai.
La potente rete della Suprema Maestra, fin dagli Anni ‘90, è riuscita a varcare anche la stretta sponda dello Stretto di Formosa andando nella Cina continentale, a cui d’altronde per diritto internazionale la stessa isola di Taipei appartiene: com'è noto tra i due territori i contatti, a dispetto delle periodiche tensioni internazionali di cui più volte abbiamo parlato, non mancano mai, sia in senso economico che culturale. Dalla fine degli Anni '80 tanto Pechino quanto Taipei hanno attraversato una fase di profonde e continue riforme economiche e politiche, con grandi aperture andate ad infittirne ancor più il reciproco legame e a preluderne la futura riunificazione. Tanta apertura è stata certo di grande giovamento per entrambe, ma non ha favorito solo la libera circolazione di persone, merci, capitali e know how: anche i fenomeni culturali più controversi, legati al mondo settario, a loro volta hanno potuto approfittarne. Tra tutti quanti, la setta della Suprema Maestra Ching Hai è sicuramente uno di questi. Pertanto, oltre alla vasta diffusione tra Sud Est Asiatico ed Occidente, mai andrebbe dimenticato quando parliamo di questa setta anche quella che nel tempo è riuscita a consolidare.
Nel momento in cui il Metodo Guanyin ha iniziato a diffondersi internazionalmente, sono pure venuti fuori molti degli elementi che hanno presto indotto più di un osservatore a parlare di vera e propria “setta”, come il culto della personalità tributato alla fondatrice, vista dagli adepti come una personificazione divina del “Potere Supremo”, la gestione finanziaria alquanto opaca, con donazioni assai consistenti oltre che la vendita di prodotti ed opere d'arte legate alla Suprema Maestra, il proselitismo aggressivo, notato soprattutto nei primi Anni 2000 con massicce campagne pubbliche in TV e nei media, il settarismo e l'isolamento sociale, denunciato da un crescente numero di ex membri soprattutto in Asia e Nord America, e le posizioni spirituali sincretiche che, mescolando Buddhismo, Cristianesimo, Induismo e New Age, ha spesso dato luogo ad ambiguità teologiche. Pur non venendo generalmente associato a fenomeni di violenza e a reati, e presentandosi come movimento ambientalista e pacifista, altro tratto che lo va ad accomunare a molti altri del suo genere, le critiche e le indagini degli operatori dei fenomeni di cultismo non sono potute mancare.
Tant'è che anche in Cina, presto, il Metodo Guanyin è stato identificato come culto distruttivo (xie jiao) per via della sua tendenza pervasiva ed impattante sugli adepti a diffondere credenze superstiziose ed antisociali, ad imporre una struttura settaria e verticistica dominata dal culto della personalità della Suprema Maestra e a reclutarli e/o organizzarli tramite reti clandestine di proselitismo. Tali elementi, posti insieme, danno effettivamente l'idea di una società pressoché segreta, dedita all'accumulazione di vasti capitali sul raggiro dei propri fedeli. Inoltre, una struttura clandestina, con attività che vanno ben oltre il dichiarato ed estesa internazionalmente appare per sua natura configurata come fuori dal controllo delle istituzioni pubbliche anche per quanto concerne ogni ipotesi di supervisione sociale e religiosa nazionale: un altro dei motivi che ha presto attirato critiche non soltanto in Cina, ma anche nel resto del mondo. Le situazioni d'opacità, generalmente, non rassicurano mai nessuno; ancor più se dal loro cono d'ombra emergono poi effettive prove di comportamenti che si pongono al di fuori della legge.
Torneremo presto a parlare di questo come d'altri movimenti settari: perché, come vediamo, per quanto possano apparirci geograficamente lontani, in realtà i loro tentacoli sono capaci di giungere fino da noi.