
Quando si parla di Chiesa di Sion, ci si riferisce ad un nome piuttosto generico, tale da indicare esperienze di culto anche molto diverse tra loro, in tutto il mondo. All'interno della Chiesa Cattolica, per esempio, si possono trovare l'ordine delle Religiose di Nostra Signora di Sion, oltre a varie parrocchie intitolate al Monte Sion, dal forte valore teologico e sacro alla Cristianità: proprio là, presso il Cenacolo, si riunivano infatti i primi cristiani. A Trento, città della Controriforma, sorge una di queste chiese, e così pure ci si può imbattere in altre nel resto d'Italia; ancora, nella vicina Svizzera, nel Canton Vallese la città di Sion raccoglie tra le sue mura l'omonima Diocesi e Cattedrale. Fin qui nulla d'insolito. Altre Chiese di Sion, intese invece come entità autonome, pertanto separate dalla Chiesa Cattolica Romana, si possono trovare in varie parti del mondo, a cominciare dalle Americhe che soprattutto nel caso statunitense sembrano esserne quanto mai prolifiche. Guardando ad alcune, vi sarebbe davvero di che scriverne un'ampia e dovuta rassegna. Ad esempio negli Stati Uniti, nell'Illinois, come pure in Sudafrica, si possono trovare le Chiesa Sioniste (Zionist Churches) che derivano dalla Christian Catholic Apostolic Church in Zion fondata da John Alexander Dowie a Chicago nel 1896 e successivamente nella città teocratica di Zion, Illinois, nel 1901. L'approdo in Sudafrica, dove hanno generato una vasta gamma di movimenti “profetico-curativi” noti come Zionists o Spirit Churches, data a tre anni dopo, ad opera dei primi missionari.
Tuttavia, a destare la nostra attenzione stavolta è soprattutto un altro gruppo, di natura protestante, che ha avuto nel pastore Jin Ezra Mingri uno dei suoi più noti fondatori. Si tratta, per chi ci avrà letto anche in passato, di una delle cosiddette “chiese domestiche” (house churches), comunità religiose non ufficialmente riconosciute dalle istituzioni e pertanto operanti in clandestinità. La Chiesa di Sion è stata in passato una delle più cospicue numericamente, con una discreta diffusione a livello territoriale, arrivando a contare diverse migliaia di fedeli; ma almeno in patria ciò è venuto meno dall'aprile 2018, quando il governo l'ha messa al bando. Rifiutando d'adeguarsi ai principi che ne avrebbero garantito una conformità alle leggi nazionali, come l'adesione alla Chiesa delle Tre Autonomie (la famiglia delle Chiese protestanti cinesi, riconosciute e tutelate dallo Stato, insieme a quelle della Chiesa Cattolica ed Ortodossa), la Chiesa di Sion aveva infatti preferito preferito mantenere la sua precedente natura d'associazione segreta, con tutte le incognite che ne potevano derivare. Quando si parla d'incognite s'intende, prima di tutto, il rischio che dietro le sembianze di un innocuo gruppo religioso possano nascondersi ben altri e ben peggiori “corpi estranei” per la sicurezza dello Stato e della società: dopotutto, chi non ha nulla da nascondere, non ha nemmeno problemi ad adeguarsi alla legge. Ad ogni modo, rafforzando la sua segretezza, il movimento ha continuato ad operare fino ai nostri giorni, sia in patria che all'estero dove in certi casi ha pure conosciuto un incremento. In un'epoca in cui internet la fa da padrone, chiudere le sedi o prendere provvedimenti verso chi organizzi assembramenti non autorizzati non risultano comunque misure pienamente efficaci. Nella rete, dove comunque non sono mancati interventi restrittivi, la Chiesa di Sion al pari di molte altre analoghe comunità ha potuto continuare a prosperare e, in una certa misura, persino avvicinare nuovi fedeli.
Come si raccontava anche nel nostro precedente articolo, relativo al Religious Freedom Report, le azioni intraprese dalle istituzioni cinesi non hanno trovato il plauso dei governi e degli osservatori religiosi occidentali. A tal proposito, non vi è dubbio che tra un Paese occidentale ed un Paese asiatico sussistano enormi differenze valoriali nel modo di concepire una società nazionale sana ed equilibrata: ad Occidente prevale il modello individuale, ad Oriente quello comunitario. Individualismo e comunitarismo sono, antropologicamente parlando, due diversi modi di concepire la “felicità” a livello del singolo e della collettività, e sotto quest'aspetto già soltanto leggersi le pagine di filosofia politica scritte tra Occidente ed Oriente ci fa capire quanto tali realtà, alternative e complementari, non siano affatto una migliore o peggiore dell'altra, ma semplicemente diverse. Evidentemente, pure troppo diverse per capirsi davvero fino in fondo l'una con l'altra. Di conseguenza, le accuse di “sinicizzazione delle religioni” lanciate da Occidente, soprattutto da parte dei nostri analisti di “libertà religiose”, lasciano il tempo che trovano; mentre quelle provenienti da ambiti politici ancor meno meritano considerazione, trattandosi di pareri evidentemente assai interessati e certo non richiesti, vere e proprie ingerenze negli affari interni di altri Paesi.
Non possiamo fare considerazioni diverse nemmeno per altri Paesi che, pur partecipando ad un'identità occidentale, non sono comunque riconosciuti tali dal resto dell'Occidente. E' il caso, ad esempio, del mondo ortodosso, greco e slavo, che ha le sue radici nell'eredità culturale dell'antico Impero Romano d'Oriente, l'Impero Bizantino. La competizione tra identità latina e cattolica da una parte e greca e slava ortodossa dall'altra ha generato secoli d'incomprensioni religiose presto divenute anche politiche: lo vediamo tuttora, con un conflitto tra NATO e Russia che spacca a metà l'Ucraina e, con essa, anche quelle due parti di mondo. A tal proposito, anche in Russia la Chiesa di Sion riceve un giudizio, da parte delle istituzioni laiche e della Chiesa Ortodossa, sorprendentemente non sovrapponibile a quello occidentale: sebbene scarsamente diffusa, le sue in questo caso modeste attività ricevono lo stesso trattamento riservato anche a tutti gli altri culti non registrati od ostili ad una registrazione negli albi pubblici. La “Legge sulla libertà di coscienza e sulle associazioni religiose” del 1997, d'indirizzo molto liberale secondo la linea eltsiniana allora prevalente ed oggi ben poco rimpianta nel Paese, che ne serba un umiliante ricordo di penuria neocoloniale, negli anni ha conosciuto importanti modifiche: ad esempio la “Legge Yaroslava” del 2016 limita il proselitismo al di fuori dei luoghi di culto autorizzati.
Dal momento che per poter operare legalmente un gruppo religioso deve prima registrarsi, una “chiesa domestica” come la Chiesa di Sion al pari d'altri movimenti consimili rischia di venir considerata illegale e d'incorrere in sanzioni, multe o nell'interruzione forzata delle attività. In più le autorità tendono ad essere piuttosto sospettose verso i gruppi religiosi considerati “non tradizionali”, perché poco omogenei col tessuto sociale, o con forti legami internazionali: un sospetto ulteriormente rafforzato dalla guerra scoppiata negli ultimi tre anni, tale da indurle a vedervi anche delle “quinte colonne” capaci di minare la stabilità sociale o d'agire come strumenti d'influenza straniera. Le esperienze raccolte con gruppi come i Testimoni di Geova, o ancora vari movimenti satanisti analogamente espressione dell'habitat spirituale americano, hanno in effetti dato alle autorità russe ampie prove di non essersi del tutto sbagliate in tal senso. Ben più dure rispetto a quelle statali, le posizioni della Chiesa Ortodossa: ma questo non ci dovrebbe sorprendere, giacché anche da noi la Chiesa Cattolica comprensibilmente giudica i vari gruppi settari con un occhio molto più ostile ed allarmato delle istituzioni laiche.
Tant'è che, tornando proprio ad Occidente e nella nostra Italia, il comportamento della Chiesa Cattolica è andato negli anni a farsi sempre più minuzioso e complesso. A livello di politica estera, la Santa Sede come più volte raccontato ha seguito in Cina una linea pastorale volta alla piena comunione di tutti i cattolici col Santo Padre, con l'obiettivo di sanare l'ormai annosa divisione tra la Chiesa “ufficiale”, quella Patriottica, e la Chiesa “sotterranea”, o clandestina che dir si voglia. Quanto alle chiese sotterranee o domestiche di natura protestante, come la Chiesa di Sion, il suo giudizio resta quello riservato al protestantesimo evangelico, ossia l'appello a ricongiungersi tornando in comunione col Vescovo di Roma. Gli auspici della Santa Sede ad una linea più morbida delle autorità per le chiese domestiche, protestanti incluse, non giungono alla giustificazione dell'operato dei gruppi settari, al contrario indicati dai vescovi cattolici locali come un grave e crescente pericolo.
Nel nostro Paese, invece, una realtà come la Chiesa di Sion non incontra un formale giudizio da parte della Conferenza Episcopale Italiana, e men che meno se ne hanno al momento da parte di singole diocesi. Quest'ultime, nei casi in cui entrano a contatto con comunità cristiane cinesi, puntano a posizioni di dialogo interreligioso, coltivando l'incontro culturale nel rispetto delle libertà di culto sancito dalle leggi italiane. Di conseguenza, almeno finché si trova ad operare nel rispetto delle leggi e non sia apertamente conosciuto per le pratiche abusanti, secondo la Chiesa Cattolica non vi sono ragioni per osteggiare o “giudicare” un gruppo religioso, ancorché protestante. Oltretutto, nemmeno mancano casi in cui esponenti del clero cattolico si sono intrattenuti pure ad alto livello con figure di rilievo di comunità religiose piuttosto “chiacchierate”, seppur ufficialmente ritenute “irreprensibili” o quasi: ma del resto non si potrebbe dire diversamente neanche per la stessa Chiesa Cattolica. Ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio.