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Ad Avellino concretezza e buon senso fanno inciampare Shen Yun

25-02-2026 14:56

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Ad Avellino concretezza e buon senso fanno inciampare Shen Yun

Nelle sue pubblicità, Shen Yun promette sempre spettacoli incantevoli, secondo lo slogan dei “5000 anni di cultura cinese” o ancora, tanto per strizza

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 Nelle sue pubblicità, Shen Yun promette sempre spettacoli incantevoli, secondo lo slogan dei “5000 anni di cultura cinese” o ancora, tanto per strizzare l'occhio al pubblico più politicizzato, de “la Cina prima del comunismo”. Spesso e volentieri, però, quelle promesse si rivelano largamente infondate, lasciando agli spettatori soprattutto una profonda delusione. Non può esser diversamente, quantomeno conoscendo la storia di Shen Yun e della setta cinese, bandita in patria, del Falun Gong o Falun Dafa, da una cui costola la discutibile “compagnia artistica” nel 2006 è nata. Ben pochi, se solo lo sapessero prima, si recherebbero a veder spettacoli dove, invece della storia o della cultura di un paese, a venirgli impartita è soprattutto una propaganda di stampo politico e mistico-settario. E infatti, se vi vanno, è solo perché non ne sono stati preventivamente informati, giacché mai e poi sborserebbero per l'acquisto dei biglietti cifre che, solo nel caso di Avellino, dove si sono svolti gli spettacoli del 20 e 21 febbraio, sono variati tra i 70 e i 130 euro. Immaginiamoci quanto sarebbero costati alla Scala (dove in ogni caso la compagnia mai è stata fatta entrare, e non per caso)!

 

Al Teatro Carlo Gesualdo lo spettacolo non ha mai trovato, come già visto anche in altre città, una platea piena, e men che meno apprezzamenti. Certo, se dovessimo dar retta alle fonti provenienti dalla stessa compagnia, o dal Falun Gong a cui appartiene, dovremmo pensare il contrario: ma, come già detto in altre occasioni, sarebbe un po' come credere alle parole del Gatto e della Volpe del libro di Pinocchio. Tant'è che andando a cercare i pareri del pubblico in sala, il bilancio è ben altro. Su TripAdvisor, per esempio, un utente così descrive l'esperienza: “Molto deludente. Non spettacolare. Amatoriale. Ripetitivo. Nessun passo. Non una prestazione di alta qualità per il costo. Il tenore era terribile. Imbarazzante”, mentre su  TrustPilot un altro, dopo aver descritto la portata piuttosto amara dello spettacolo, così sentenzia: “Se devo essere onesta non andrei un'altra volta”. Insomma, commenti davvero poco incoraggianti anche per altri futuri spettatori, inconsapevoli di ciò che andranno veramente a trovarsi dinanzi. 

 

Naturalmente, in una città capoluogo di provincia “relativamente” piccola rispetto ad altre come Avellino (quasi 52mila abitanti), è difficile attendersi molte recensioni: e infatti non ce ne sono. In generale, dimostrandosi avveduti, gli avellinesi hanno preferito non farsi ingannare preferendo concentrare le loro attenzioni su altri eventi che in quel periodo connotavano la vita della loro comunità, e questo spiega anche la poca affluenza in teatro. Qui si vede tutta la forza di quella spesso tanto sottovalutata “provincia”, caratterizzata da un buon senso ed un approccio pratico difficilmente riscontrabili nelle grandi metropoli. Nella provincia, che in Italia corrisponde ad oltre il 70% della nostra geografia e popolazione, le sciocchezze come quelle propinate da Shen Yun passano inosservate o quasi; figuriamoci poi le truffe, Chi si fa tanta pubblicità, e si dà tante arie, raccoglie soltanto indifferenza, alla lunga pure le pernacchie.

 

Uno spettacolo davvero infarcito di arte, anziché di demagogica e rumorosa propaganda, come quella che a tradimento Shen Yun sbatte in faccia ai suoi spesso ignari spettatori, non può insomma incontrare simpatie, E così è stato, infatti, anche ad Avellino, con un'esibizione che ha confermato critiche ricorrenti: un'andamento deludente, performance ripetitive, e un focus eccessivo su una propaganda che finisce soltanto con l'alienare il pubblico. La natura settaria, radicata nel Falun Gong, trasforma quello che in condizioni diverse potrebbe essere un omaggio culturale in un veicolo ideologico controverso, bagnandosi peraltro che con indagini di cultismo ed abusi. Chi cerca la vera arte cinese, può optare per numerose alternative “non affiliate”, certamente molto più appaganti ed educative; mentre Shen Yun, nonostante la sua in verità piuttosto raffazzonata estetica, rimane soprattutto un esempio di come una presunta spiritualità possa mascherare agende ben più oscure.

 

 

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