
Per il Falun Gong, e soprattutto la sua sede “cuore”, a New York, gli sviluppi del caso Bill Guan non sono stati dei più graditi. Il fatto risale ormai a qualche anno fa, ma nel frattempo il lavoro dei magistrati è proceduto con solerzia, mettendo in luce nuovi e disdicevoli dettagli: lo stesso Bill Guan, ex responsabile finanziario di The Epoch Times, organo ufficiale della setta e tra i giornali più amati dall'area trumpiana (un amore, tra l'altro, ricambiato), ha collaborato in cerca di facilitazioni penali, dando un importante aiuto agli inquirenti. Pochi giorni fa, infatti, ha ammesso la sua colpevolezza nell'aver orchestrato una frode da 67 milioni di dollari, convogliando proventi illeciti verso il giornale, noto per il legame col Falun Gong, le teorie complottiste e le campagne d'estrema destra contro Pechino (proprio uno dei motivi che, unito al forte appoggio durante la campagna elettorale, gli ha tributato apprezzamento ed influenza nel mondo MAGA e QAnon).
Weidong “Bill” Guan s'è dichiarato colpevole di cospirazione per aver effettuato transazioni con proventi illeciti, al terzo giorno di dibattimento, prima ancora che la parole toccasse ai giurati. L'ex direttore finanziario di Epoch Times ha raccontato d'aver iniziato a collaborare nel 2019 con un gruppo con sede in Vietnam, noto come Make Money Online, con l'obiettivo di “aumentare l'ammontare delle donazioni” destinate al giornale. Il piano a quanto pare ha funzionato, visto che il fatturato annuo di Epoch Times è a quel punto cresciuto dai già ragguardevoli 15 milioni di dollari iniziali a circa 62 milioni, ovvero quattro volte tanto. Guan ha spiegato il meccanismo nei dettagli, riferendo al giudice Victor Marrero d'aver incaricato il team di Make Money Online d'utilizzare criptovalute per acquistare carte di debito prepagate a prezzo scontato, per poi trasferire i fondi al loro interno al giornale.
Il reo confesso ha inoltre ammesso d'aver notato diversi “segnali d'allarme”, che tuttavia ha preferito trascurare: ad esempio, che molte di quelle carte prepagate erano state rubate o provenivano da frodi. Secondo l'accusa, gran parte del denaro proveniva soprattutto da sussidi di disoccupazione ottenuti fraudolentemente, con Guam e il suo gruppo che avrebbero utilizzato informazioni personali rubate per aprire nuovi conti bancari e di criptovalute prima di trasferire i proventi illeciti al giornale. Ammettendo che s'è trattato di “un enorme errore di giudizio da parte mia”, Guam ha infine dichiarato davanti al giudice: “Sono colpevole”. Se il caso fosse andato avanti, fino ad un più elevato grado di giudizio, i pubblici ministeri avrebbero presentato al giornale, come già pianificato, estratti conto bancari e documenti relativi a criptovalute, dimostrando che Guam aveva riciclato decine di milioni di dollari. Avrebbero inoltre dimostrato che Guam aveva ingannato più di una banca riguardo alla provenienza di quei fondi, ignorando ripetuti avvertimenti sull'illegalità della sua operazione. Sino a questo momento, le loro accuse si sono infatti limitate solo alla persona dell'ex direttore finanziario e non al giornale che dirigeva.
The Epoch Times non se l'è fatto dire due volte, rilasciando il giorno stesso una dichiarazione in cui ha preso le distanze da Guan: il “cerchio magico” di Li Hongzhi, intuibilmente, non vuole altri ficcanaso nelle sue attività, dopo tutti quelli che si sono fatti già notare per i coevi scandali di Shen Yun, tra tratta e sfruttamento di minori, e vari reati fiscali. “Oggi, l'ex direttore finanziario di Epoch Times, Bill Guan, ha raggiunto un accordo coi pubblici ministeri a seguito del suo rinvio a giudizio nel giugno 2024” (…) “Epoch Times non è mai stata parte in causa in questo contenzioso. Sotto la guida del CEO Samuel Zhou e del CFO William Cheung, Epoch Times continua ad impegnarsi nella produzione di giornalismo indipendente e pluripremiato al servizio dei nostri lettori”, è infatti quanto apparso sulle pagine del giornale “settario”. Viene quasi un po' di tristezza per Guan, usato ed abbandonato, anzi, persino rinnegato, dai suoi ex soci in malaffare. Il suo avvocato difensore, Guy Petrillo, ha preferito non commentare.
Ora Guan, che vive a Secaucus, nel New Jersey, e non è cittadino statunitense, rischia l'espulsione. Il giudice Marrero, nominato alla Corte Suprema del Distretto Meridionale di New York durante l'Amministrazione Clinton, ha fissato la sentenza tra circa una novantina di giorni. Un altro coimputato, Le Van Hung, che lavorava con Guan nel team di Make Money Online, s'è dichiarato colpevole già il mese scorso di cospirazione per furto d'identità.