
Lo chiamano “chiarimento della verità” ed è quel che i praticanti del Falun Gong son soliti fare coi loro eventi pubblici e il volantinaggio: ovvero “spiegare” a comuni cittadini, spesso ignari dell'esistenza di questo culto ed ancor meno interessati a saperne di più, che i correligionari in Cina sono sottoposti a severi trattamenti dalle autorità governative. Naturalmente, il tutto avviene con “prove” senza concreti riscontri, e in assenza di contraddittorio: una conversazione poco appagante, anche se su qualche passante può sortire momentanei convincimenti. Quando vediamo il culto attivarsi in qualche evento pubblico nella Penisola, si tratta dunque d'iniziative definibili come “chiarimento della verità”, naturalmente della “sua” verità. Qualcuno potrebbe, più sarcasticamente, definirla “propaganda”. I suoi risultati, comunque, appaiono effimeri e ristretti.
Tuttavia, malgrado il caldo intenso di luglio, qualche evento del genere non è mancato. Come siamo soliti annotare, il Falun Gong italiano, per quanto risicato nei numeri, cerca di vender cara la sua pelle e di trasmettere all'esterno un'idea di resiliente unità: finché si tratta di salvare le apparenze, forse può funzionare, ma agli occhi più esperti e maliziosi il gioco non funziona. I vari striscioni, gazebo ed esercizi in pubblico sono ormai, dopo tutti questi anni, un annoiato ripetersi che, senza distinguere il gruppo da altre associazioni e partiti soliti fermare i cittadini per qualche sgradita raccolta di firme, finisce per trasformarsi in un solitario repertorio. Certo, qualche passante con convinzioni sinofobe, disposto ad intrattenersi a dialogare coi praticanti e a far sua la storia degli “espianti forzosi di organi dai prigionieri di coscienza” del culto, non manca mai: ma, in tutti questi anni, non abbiamo mai visto questa a dir poco disinformata minoranza del nostro pubblico costituire un nucleo influente nel dibattito nazionale. Tanto che quest'ultimo, rispetto a qualche anno fa, tutto sommato appare molto meno anticinese: per anni la politica nazionale, insieme al mondo dell'informazione, hanno operato per coltivare un clima sinofobo che propiziasse l'adozione di politiche ostili a Pechino, col risultato di scontrarsi con la scettica indifferenza della maggior parte del pubblico. Anche la propaganda antirussa coltivata in tutti questi anni sta franando miseramente, malgrado l'impegno solerte che ancora media e politica ci mettono per sorreggerla, ed alimentare il lucroso giro d'affari ruotante intorno alla guerra in Ucraina. Il popolo è sempre molto meno fesso di quanto credano i suoi dirigenti.
Insomma, successi magri, come sempre capita quando si vogliono spacciare per fatti quella che è solo propaganda. Tuttavia, chi si ferma è perduto: non è forse così? Ed ecco allora che gli indomiti praticanti del Falun Gong, sfidando l'inclemente afa romana, il 16 luglio hanno formato un presidio a Largo Ecuador, non molto lontano dall'Ambasciata cinese. L'evento, come potranno facilmente immaginare i nostri più cari lettori, ha visto offrire il consueto menù a base di esercizi sul marciapiede e striscioni appesi alla cancellata dei locali Giardini di Villa Grazioli. Dopo Roma, il 18 luglio è stato il turno di Mestre e di Firenze. A Mestre la manifestazione ha avuto luogo nell'area pedonale di Piazza Ferretto, con gli esercizi, gli striscioni, il gazebo e la raccolta di firme a non mancare neppure stavolta. A Firenze, sotto la Loggia del Vasari, i praticanti erano un po' di più, in sei anziché quattro, sempre col consueto corollario di esercizi, striscioni, gazebo e raccolta di firme. Secondo le testimonianze offerte da Minghui, che come sappiamo tanto imparziale comunque non è, una donna avrebbe pure domandato dove i praticanti si riuniscano per potervisi aggregare nei giorni successivi. Pare che sia venuta, ma non sappiamo se abbia continuato a farlo anche in seguito; nel dubbio, conoscendo le effimere adesioni raccolte in Italia dal gruppo in tutti questi anni, una risposta ce la possiamo dare già.
In generale, parliamo sempre di resoconti, quelli che il Falun Gong offre nei suoi vari mediatici, eufemisticamente gonfiati: tutti, giustamente, a questo mondo hanno interesse a parlar bene del loro prodotto e a dipingere di successo le loro iniziative. Quando mai s'è vista una pubblicità che parli male del prodotto che vorrebbe vendere, o una propaganda di partito che inviti a non votare il suo candidato? Ecco, lo stesso vale per il mondo dell'informazione che ruota intorna al Falun Gong e a tutte le sue attività. Nulla di nuovo sotto il sole.