
La controversa “compagnia artistica” del Falun Gong, Shen Yun, lo scorso 26 e 27 febbraio s'è esibita anche al Teatro Carlo Felice di Genova, ma con risultati non molto convincente. Anzi, si potrebbe quasi dire che sia affogata nel Mar Ligure, davanti cui la bella città di Genova s'affaccia, nella piena indifferenza dei genovesi. Del resto, in una città con una ricca storia di marinai, portuali e operai della grande industria, uno spettacolo pubblicizzato con slogan come “la Cina prima del comunismo” difficilmente poteva incontrare un gran favore. Le rivolte di Genova del 30 giugno 1960, allorché i portuali e i lavoratori manifestarono contro il Congresso del MSI che avrebbe dovuto tenersi nella città, in un momento in cui si parlava del possibile ingresso di quel partito in un'inedita coalizione di destra con la DC, sono un importante capitolo della storia democratica della nostra Repubblica; ed è solo un esempio tra i tanti del grande spirito rivoluzionario di una generosa città cresciuta sul lavoro. Tuttavia, l'insuccesso genovese di Shen Yun non si spiega solo per il becero ricorso a slogan pubblicitari oggettivamente infelici nei confronti del pubblico locale, ma anche per altre intrinseche “non qualità” che caratterizzano la compagnia e i suoi spettacoli. La combinazione di tutti questi elementi, va da sé, ha provocato l'ennesimo buco nell'acqua: e stavolta proprio nel Mar Ligure.
Il marketing aggressivo che ha accompagnato la stagione 2026 di Shen Yun in Italia, precedendo ogni spettacolo di copiose pubblicità diffuse in rete, non è bastato a garantire l'arrivo di un pubblico ormai in buona parte scocciato e deluso. Il troppo stroppia, recita un famoso detto, e infatti l'abuso di pubblicità ha finito col rendere Shen Yun sgradita a numerosi italiani prima ancora d'andarne a vedere gli spettacoli: è stato quasi un dissuasore. I responsabili delle campagne pubblicitarie di Shen Yun, insomma, dovranno riflettere su quanto controproducenti possano essere delle pubblicità così martellanti da infastidire anziché incuriosire il pubblico. Genova, come già capitato nelle piazze precedenti, ha manifestato questo rifiuto da “saturazione”, col risultato che molti posti in platea sono rimasti vuoti. Il costo dei biglietti, a seconda della posizione dei posti tra i 70 e i 132 euro, del pari non è parso invitante: i genovesi, si sa, non sono “scialoni”, e difficilmente butterebbero via i propri soldi per “capricci” che potrebbero rivelarsi una delusione. Quella saggezza risparmiatrice ha dato loro ragione: la ripetitività degli spettacoli, basati su circa venti singoli pezzi in uno spazio di circa due ore, non può che approdare ad una serata noiosa, per giunta aggravata anche da una catechesi ideologica impartita a tradimento.
Tuttavia, qualche spettatore ignaro del “pericolo” a cui andava incontro c'è stato, e la sua delusione non ha mancato a manifestarsi. Le recensioni che i “malcapitati” hanno lasciato su TrustPilot non ammettono repliche, e da tanto che son chiare le copiamo qua, giacché da sole dicono assai più di ciò che potremmo dire noi. “Grande delusione”, esordisce un utente, aggiungendo: “Purtroppo grande delusione, considerando che parliamo di ballo classico; abituata a Bolle [il noto ballerino, al cui confronto Shen Yun figura come un muro scalcinato accanto al Duomo di Milano, NdA]!!! Inoltre teniamo presente che questo spettacolo che portano in giro per il mondo in Cina non lo possono fare. Il costo dei biglietti è elevato. Non lo consiglierei”. Gli fa eco un'altra: “Delusa. Avevo un'alta aspettativa. Deludente. Non vale il prezzo (alto) del biglietto”. Un'altra spettatrice scende più nel dettaglio: “Costo troppo elevato per lo spettacolo che si è rivelato ripetitivo e monotono. Inoltre in alcuni tratti sono stati veicolati messaggi tramite le due performance liriche che se solo ne avessi saputo il contenuto prima non sarei andata”, evidente alludendo ai messaggi di propaganda politica e religiosa che la compagnia inframmezza nello spettacolo. “Pagliacciata grottesca”, dichiara ancor più esplicitamente un altro, spiegando: “Pagliacciata grottesca chiaramente finalizzata a scopi propagandistici. Basta cercare le informazioni (fuori dal mainstream) su cosa sia Falun Gong per capire lo scopo di questa colossale montatura e starne alla larga”.
E non abbiamo ancora visto niente. “Delusione totale”, afferma infatti un altro utente, descrivendo che “Siamo stati a Teatro a Genova al Carlo Felice a vederli con tante aspettative dovute alla pubblicità secondo me molto ingannevole. È stata una delusione totale, sembrava una recita di fine anno, i presentatori parlavano con il microfono lontano e non si sentiva nulla, orchestra sovrastata dall’impianto audio così tanto da sembrare in playback, danze e coreografie completamente senza entusiasmo. Inoltre durante le due canzoni vengono diffusi messaggi in cui si parla di Diavolo, peccatori e cose simili completamente fuori luogo. Già all'ingresso un'ossessione verso i cellulari, il messaggio che fosse proibito fare foto e video è stato passato cento volte, oltre a molte persone con i cartelli che giravano imbarazzati tra il pubblico. Sconsigliatissimo!”. Un'altra ancora aggiunge: “Non andate. Non è quello che pensate”, e spiega che "Ho visto lo spettacolo Shen Yun a Genova con mia madre e devo dire che siamo rimaste entrambe scioccate dal contenuto dello spettacolo. Come tutti, aspettavamo una presentazione dell'arte nei tempi della Cina Imperiale. Dire che la pubblicità che fa questo gruppo è una distorsione della realtà, fatta apposta per manipolare, è dire poco. A metà della prima parte si comincia a intravedere lo scopo vero dell'esistenza di questo gruppo. Cominciano ad arrivare sul palco bandiere con sopra scritto "Falun Dafa is good" e scene con un forte messaggio politico e morale. Una breve ricerca nell'intervallo rivela che Falun Dafa è una setta religiosa di estrema destra che usa questo spettacolo per propaganda, proselitismo, e sicuramente anche per incassare soldi visto i prezzi dei biglietti. La seconda parte continua in una maniera ancora più esplicita, con canzoni di cui le parole (proiettate in lettere enorme sullo schermo) lasciano uno con la bocca aperta, come "la scienza è il diavolo", "l'evoluzionismo è del satana" e così via. Per continuare con scene teatrali dove i "cattivi" comunisti mettono in atto comportamenti violenti contro i "buoni" membri della setta che però vengono magicamente curati dai loro mali dal potere della loro fede. Per finire con il grande finale, il "profeta" del loro gruppo, si ipotizza il fondatore della setta, che scende dal cielo come Dio mettendo fine al mondo moderno e portando con sé la salvezza per chi crede in lui. Per quanto rispetto il diritto di ognuno di noi di credere in qualsiasi cosa, dire che questo spettacolo è inappropriato è dire poco. Quello che da più fastidio è l'inganno. Se avessimo saputo il vero contenuto dello spettacolo non saremo mai andate, e credo che questo è vero per una grande parte delle persone dentro il teatro. Ancora peggio, senza volerlo abbiamo finanziato questa attività, che può continuare il suo marketing fuorviante per ingannare altre persone".
La stessa signora, autrice dell'ultimo commento, ne aggiunge poi anche un altro in inglese, a beneficio del pubblico internazionale, ribadendo il concetto: “Pure propaganda. This is not a performing arts group, it's a far right religious cult using a dance group they've created for proselytising and propaganda. I was absolutely shocked at the messages passed on throughout the show. It should be boycotted once and for all. The advertising is deliberately deceptive to get people to go and make money” ("Pura propaganda. Questo non è un gruppo di arti performative, è una setta religiosa di estrema destra che usa un gruppo di danza da loro creato per fare proselitismo e propaganda. Sono rimasto assolutamente scioccato dai messaggi trasmessi durante lo spettacolo. Dovrebbe essere boicottato una volta per tutte. La pubblicità è deliberatamente ingannevole per invogliare la gente ad andare a fare soldi"). Infine, solo poche ore fa, un signore andato allo spettacolo coi suoi familiari, ai quali aveva coperto le spese del biglietto, così conclude, amareggiato: “Solo marketing, lo spettacolo è follemente triste con delle coreografie basilari e scenografie dietro raccapriccianti - per 90 euro a persona (anche per i bambini) mi sarei aspettato i fuochi d'artificio e invece balletti peraltro tutti uguali e cosi noiosi che ho maledetto il giorno in cui ho deciso di acquistare questi biglietti. 400€ buttati”. Che altro ancora potremmo dire?