
Tra le varie compagnie MLM (Multi-Level Marketing), QNet è almeno nel caso italiano una delle meno note, ma non per questo delle meno importanti. Il suo modello è infatti uno dei più vicini, all'interno di questa vasta galassia di compagnie spesso accusate di risvolti settari, allo schema piramidale. Fondata l'8 settembre 1998 a Hong Kong da due imprenditore, il malese Vijay Eswaran e il filippino Joseph Bismark, i suoi primi nomi sono stati GoldMark e QuestNet; attiva nella vendita di monete commemorative, ha presto conosciuto una rapida cresciuta grazie all'integrazione del modello di vendita diretta con le prime piattaforme di e-commerce. Ad oggi, QNet si presenta come il ramo principale della QI Group, grande multinazionale con sede ad Hong Kong, da cui dipende una pletora di realtà sussidiarie attive nei campi più disparati. In generale gli stessi venditori di QNet, definiti “rappresentanti indipendenti”, oggi coprono la vendita di vari beni e servizi, andando ben oltre le vecchie monete commemorative di vent'anni fa: dai filtri per l'acqua HomePure ai dispositivi energetici Bio Disc, dai cosmetici Physio Radiance agli orologi svizzeri Bernard H. Mayer, oltre a pacchetti vacanze o ancora corsi di formazione a distanza e certificazioni personali. L'impressione è quasi quella di un grande emporio o bazar a metà strada tra MLM e schema piramidale, con connotazioni che non di rado hanno suscitato i sospetti delle autorità per certe sue sfumature piuttosto settarie.
E' soprattutto in Asia, dov'è più presente, che la società riceve la maggior parte di accuse per reggersi su uno schema Ponzi, a cui replica sostenendo di portare avanti un modello imprenditoriale legittimo. Il caso più grave s'è avuto in India, con le autorità governative che hanno condotto inchieste sulla sussidiaria locale Vihaan Diirect Selling, con arresti e conti bancari congelati, fino al 2016, quando la Corte Suprema l'ha addirittura definita un “pericolo per la società”. Pure in Indonesia e nelle Filippine sono stati registrati numerosi casi d'indagini per frodi, e soprattutto a Manila la società ha dovuto sfidare vari contenziosi legali legati alla natura dei suoi investimenti finanziari iniziali. In Egitto e in altri paesi arabi, infine, più di un imam ha espresso fatwa religiose per indurre i fedeli a non unirsi alle sue attività, giudicate forme d'usura e gioco d'azzardo spacciate per commercio. E' però il caso della Cina, paese con una normativa sulle MLM tra le più attente e severe al mondo, che il caso di QNet appare ancor più controverso. In base a quella normativa, le distinzioni tra la vendita diretta, autorizzata con licenze limitate dal Ministero del Commercio, e gli schemi piramidali, giudicati illegali, non consentono alla compagnia grandi spazi di manovra. Considerate una raccolta di fondi illegale, le attività di QNet non sono consentite dal governo cinese, che mai attraverso il Ministero del Commercio le ha rilasciato licenze ufficiali. Allorché la società ha tentato d'operare in Terraferma, attraverso nomi diversi e rami laterali, sono seguiti pronti interventi delle forze di polizia, con arresti tra le cellule locali. In generale, in tutta la Cina di Terraferma QNet è vista con grande sospetto, tanto da apparire come sinonimo di tecniche di reclutamento coercitivo e di lavaggio del cervello (brainwashing).
Tutto questo sospetto trova in effetti ampie spiegazioni nell'analisi del suo modello imprenditoriale e commerciale, basato su un controverso modello di compensazione che non vede mai i suoi “rappresentanti indipendenti” (IR) guadagnare davvero qualcosa, oltre ad essere soggetti a continue pressioni da parte dei superiori. Mentre altre società, pur sempre sottoposte a critiche, come Amway ed Herbalife hanno modificato negli anni i loro piani per modificarsi alle autorità, in primo luogo la FTC americana, QNet ha mantenuto un modello piuttosto borderline, manifestando al contempo una scarsa disponibilità a rivederlo. Si basa infatti su un sistema binario, ritenuto uno dei più rischiosi ed aggressivi nel network marketing, con una struttura in cui ogni distributore o rappresentante indipendente deve costruirsi due “gambe” o “rami”, quasi due parallele forme di business. Questi non viene pagato perché semplicemente vende un prodotto, secondo uno schema di “commissione per passaggi”: il guadagno scatta solo quando viene raggiunto un equilibrio di volume tra le due gambe. Perché il primo guadagno scatti, occorre accumulare un certo Business Volume (BV) in entrambi i rami: a quel punto si sblocca un assegno, o “commissione”. Con un simile modello, se uno dei due rami vende e l'altro no, il guadagno rimane quindi nullo, pari allo zero. Di conseguenza questo spinge i “distributori” a fare pressioni incessanti sui membri meno attivi per bilanciare la “struttura”, spingendo l'attenzione dalla vendita del prodotto al reclutamento di nuovi membri.
Qua sorgono i maggiori dubbi sul fatto di trovarsi dinanzi ad un'organizzazione a schema piramidale. Il guadagno di un MLM legittimo risiede nella vendita dei prodotti a clienti finali, mentre in una società a schema piramidale si ha dal continuo reclutamento di nuovi distributori che comprano il kit d'ingresso. A causa delle forti pressioni legali, non solo negli USA dove i primi MLM hanno avuto origine, gruppi come Amway ed Herbalife hanno dovuto dimostrare che almeno il 60 se non l'80% delle vendite era diretto a clienti finali, estranei alla rete. Diverso è invece il caso di QNet, parsa sempre piuttosto restia a modificare il proprio modello imprenditoriale, strutturato in modo che il distributore sia anche il principale consumatore. I prodotti hanno prezzo sensibilmente superiori alla media del mercato e, poiché appare piuttosto improbabile poter vendere dei ciondoli energetici dal costo di diverse migliaia di euro ad un comune cliente esterno, l'unico modo per recuperare l'investimento è d'individuare altri distributori disposti a fare un acquisto tanto massiccio. Questo è il primo segnale di uno schema piramidale, rafforzato anche da un'altra caratteristica piuttosto controversa come quella delle grosse barriere d'uscita dovute proprio all'investimento iniziale. In QNet, per risultare attivi e ricevere commissioni, è spesso richiesto l'acquisto di una quota iniziale di prodotti con un elevato Business Volume, tra i 600 e i 2000 dollari. Permettendo d'avere più “centri di profitto”, il sistema di QNet induce i nuovi membri ad investire tre volte tanto nella speranza di triplicare i futuri guadagni, con un drastico aumento del rischio finanziario iniziale. Tale rischio è ulteriormente facilitato dalla mancanza del Buy-Back, che invece le compagnie di MLM vero e proprio consentono attraverso garanzie di riacquisto del prodotto invenduto, con un rimborso pari al 90% del prezzo originario: in molti dei mercati in cui opera, QNet invece non prevede o rende comunque difficile la restituzione dei prodotti.
In Europa la compagnia appare relativamente poco presente, con una sede comunque attiva come QN Europe a Bensheim, in Germania. E' riuscita tuttavia ad ottenere l'adesione ad associazioni di categoria prestigiose, come la Spanish Direct Selling Association (AVD) e la Federation de la Vente Directe (FVD) in Francia. Aderendo a simili realtà, QNet ha di conseguenza dovuto uniformarsi almeno nei limiti del possibile agli standard europei di protezione dei consumatori in materia di contratti e trasparenza dei prezzi. Negli USA invece la sua presenza appare ancora piuttosto scarsa, tale da non destare le preoccupazioni delle comunque vigili autorità locali come la FTC; mentre la soverchiante concorrenza delle altre catene di MLM costituisce un ulteriore freno alla sua diffusione. L'Asia, pertanto, resta la sua area operativa principale. Eppure anche in quei mercati il suo ruolo è spesso contestato da più attori istituzionali, con le attività della Casa madre che nel corso del tempo hanno dovuto in gran parte spostarsi da Hong Kong alla volta di Petaling Jaya, in Malesia, evidentemente ritenuta dai vertici una destinazione più sicura.
Ad Hong Kong, tornata alla Cina nel 1997, il sistema legale continua ancora a basarsi sulla Common Law ereditata dalla precedente presenza britannica, differente dal Civil Law in vigore a Pechino. Tale distinzione, come da accordi stabiliti tra Pechino e Londra al momento della restituzione, è destinato a durare sostanzialmente sino al 2047: di conseguenza ad Hong Kong il MLM è legale a patto che non violi l'ordinamento sulla proibizione degli schemi piramidali, con QNet che vi opera attenendosi a tali barriere, mentre sulla Terraferma è considerato illegale almeno dal 2005 e sostituito dalla vendita diretta, autorizzata da accurate licenze governative. Finché l'azienda non recluta attivamente cittadini in Terraferma, le autorità di Pechino non hanno un'autorizzazione a poter agire sulla sede ad Hong Kong, che in ogni caso QNet mantiene soprattutto per ragioni di “ufficialità”, come “vetrina legale”. Hong Kong. dopotutto, è un polo portuale e finanziario strategico a livello globale, non soltanto asiatico e pacifico; ma quel che QNet ancora vi mantiene, presso la MG Tower a Kwun Tong, è ormai poco più di un guscio vuoto. Di fronte ai rischi di una legislazione chiara, si sa, chi ha attività controverse è sempre portato a dileguarsi.