
Dal 30 dicembre al 4 gennaio Shen Yun ha tenuto a Torino la prima puntata della sua Stagione 2026 in Italia. Già dalle recensioni dei vari spettatori, se ne deduce una partenza piuttosto “ingolfata” per la compagnia, per giunta in quella che dovrebbe pur sempre esserle una “città amica”. Più volte abbiamo trattato delle tante ragioni che fanno di Torino, tra le capitali europee del pensiero esoterico e massonico, una piazza favorevole per il Falun Gong ed ancor più per Shen Yun, che ne è una delle diramazioni. Molte figure politiche ed accademiche del torinese, con la loro risaputa vicinanza a vari movimenti settari sia locali che esteri, hanno inoltre contribuito sin qui a renderle la presenza e l'operato ancora più facili, non di rado ergendosi a sua protettrice. Eppure tutto ciò non è bastato ad impedirle critiche e diffidenze da parte di una cittadinanza evidentemente non così affascinata da certa esoterica fumosità: Torino, dopotutto, è una città molto liberale, vuoi per la tradizione sabauda, vuoi perché il pensiero politico liberale che dagli ambienti della borghesia più vicina all'esoterismo e alla massoneria era ritenuto il più tollerante e praticabile per i suoi interessi. Ma è anche una città con una forte storia di movimentismo operaio, grazie alle tante fabbriche che a partire dall'Ottocento iniziarono a sorgervi dedicandosi alle lavorazioni più varie, automobilistica per prima. Ha avuto grandi sindaci liberali, ma anche grandi capi sindacali, figure di primo piano dei Partiti socialista e comunista, ed importanti imprenditori, dediti più alla concretezza degli affari che alle speculazioni metafisiche od esoteriche; insomma, non è e non è stata soltanto una città di “cultisti”.
Per questo le recensioni, e non è certo una sorpresa, appaiono tutte piuttosto polarizzate tra favorevoli e contrari: se alcuni lodano le tecniche e le musiche, le coreografie e le scenografie, ed ancor più il messaggio spirituale (laddove invece dovrebbero chiedersi della sua opportunità presso un grande palcoscenico come quello del Regio), alimentando il sospetto che in molti casi siano semplici seguaci o simpatizzanti della setta che mirano a portare avanti una neanche troppo occulta forma di marketing, altri invece le deprecano, considerando lo spettacolo sopravvalutato e ripetitivo, e soprattutto eccessivo nel suo calcar la mano su una spiritualità infarcita di propaganda politica. Chi ci legge da tempo, a cominciare dai lettori più affezionati, dopotutto saprà che con la scusa di far uno spettacolo di danza teatrale, Shen Yun miri in realtà a propagandare la linea politica del Falun Gong, che è tutta fuorché una setta qualsiasi: nata nei primi Anni ‘90 nella Cina delle grandi riforme, dove le continue aperture economiche avevano dato il via ad un’enorme dinamicità sociale e culturale, aveva ben presto iniziato a preoccupare le autorità a seguito di numerosi episodi (l'assedio del complesso governativo di Zhongnanhai a Pechino il 25 aprile 1999, l'autoimmolazione di alcuni suoi adepti in Piazza Tienanmen, che letteralmente arsero vivi in diretta TV, oltre a numerose interruzioni ed interferenze nelle reti nazionali, sabotaggi ai server internet, ecc) che ne denotarono il carattere fortemente eversivo. Messa al bando e di fatto espulsa dal Paese, dove viene comprensibilmente considerata un movimento pericoloso, la setta ha trovato a New York la sua nuova patria (sebbene agli apparati d'intelligence americani e britannici, come da approfondite indagini, sia risultata da sempre strettamente legata), da allora accentuando sempre più il suo carattere anticinese e d'inconciliabile ostilità al governo di Pechino.
Comprendendo che gran parte delle recensioni favorevoli agli spettacoli a Torino provengono soprattutto da seguaci e simpatizzanti della setta, risultando perciò in flagrante malafede, è su quelle negative che vogliamo dunque concentrarci, non fosse perché le uniche effettivamente vere. Una spettatrice per esempio così si esprime: "Aspettative deluse. Avevo grandi aspettative in seguito alla pubblicità mirabolante. In realtà ho trovato ripetitivo e a tratti tra il retorico e l' ingenuo tutto l'impianto dello spettacolo. Le musiche tutte uguali... I balli con delle coreografie acrobatiche che in realtà si ripetevano all'infinito. La scenografia sembrava un fumetto. Non ci ho visto niente di "artistico". Sulla ideologia.. forse non si dovrebbe fare pagare così. In sostanza uno spettacolo che in mezz'ora al massimo può dare tutto quello che dà invece in due ore". Un'altra, pur esprimendo una cauta lode ai ballerini (chi ha letto i nostri passati servizi, saprà quali vessazioni subiscano dai loro superiori: non a caso Shen Yun sta passando da un guaio giudiziario all'altro, per lavoro minorile, sfruttamento del personale, traffico di esseri umani, ecc), dice invece: “Ballerini molto bravi tecnicamente ma nulla di più. Ballerini molto bravi tecnicamente. Per il resto, uno spettacolo sconclusionato, con storielle e balletti senza filo conduttore, ripetitivi e puerili. Decisamente al di sotto delle aspettative, non valeva il costo del biglietto”.
“Shen Yun, una danza che diventa propaganda”, ribadisce un'altra spettatrice, che aggiunge: "La mia recensione sullo spettacolo del 30/12/2025 al Teatro Regio di Torino è semplice e diretta. Shen Yun è uno strumento di propaganda del Falun Gong, movimento spirituale con forti legami con l’estrema destra americana. I messaggi veicolati sono espliciti: rifiuto dell’omosessualità, opposizione ai vaccini, ai matrimoni misti, alla medicina moderna. Il Falun Gong si presenta come vittima di persecuzione da parte del Partito Comunista Cinese, arrivando ad accusarlo di espianto forzato di organi ai danni dei propri adepti. Tuttavia, numerosi studiosi e ricercatori indipendenti hanno raccolto elementi concreti che mettono seriamente in discussione questa narrazione. Shen Yun fa presa su un pubblico generalista, attratto dai colori sgargianti e dall’elevata tecnica dei ballerini. Dopo i primi dieci minuti di spettacolo, però, diventa evidente una deriva ideologica a cui lo spettatore occidentale non è abituato: il racconto si trasforma progressivamente in un messaggio apertamente settario". Non colpisce che sia il pubblico femminile il più critico e preparato nel cogliere i punti deboli dello spettacolo, dimostrando così migliori capacità analitiche rispetto a quello maschile: come dire, una maggior sensibilità, più incline ad andare nel profondo.
Ma anche gli uomini ci vanno giù duro: “Spettacolo di medio valore, prezzo inappropriato, pippone spiritual-religioso che poteva essere evitato. Propaganda antigovernativa... e chissenefrega! Ballerini bravi e atletici. Ho apprezzato la danza Le maniche d'acqua", mentre un altro non fa assolutamente sconti: “Spettacolo finto in ogni dettaglio: costumi, colori e musiche non hanno niente di classico ma sono invenzioni pop e zuccherose il cui unico scopo è abbagliare ma hanno spessore quasi inesistente. Le danze, la coreografia e i movimenti sono ripetitivi, dopo 10 minuti mi sono pentito di avere fatto tanta strada, aspettato tanto tempo e pagato non poco uno spettacolo così scadente. Il tutto è stato sviluppato per finanziare il movimento Falun DaFa o Gong che è perseguitato dal governo cinese, cosa che sarebbe stato meglio chiarire da subito e non a spettacolo iniziato. (Non ricordo la data esatta dello spettacolo ho indicato a spanne)”.
C'è anche qualcuno che, a giorni dallo spettacolo, con termini piuttosto coloriti, si lamenta invece delle continue pubblicità con cui Shen Yun promuove la sua stagione in Italia, invadendo ogni spazio su internet (effettivamente, non c'è modo di guardare un solo video su YouTube senza subire il suo siparietto pubblicitario: a dimostrazione dei miliardi che la setta, per la sua compagnia, può investire per la propria propaganda): “Avete sconquassato il pene. Sono mesi che mi ritrovo lo spot di questo spettacolo in mezzo allo scroto, riproposto decine di volte al giorno, fino al vomito. Basta per favore non se ne può più, Se la piantate con questo martellamento pubblicitario forse qualcuno potrebbe anche pensare, un giorno lontano, di venire a vedere lo spettacolo. Io sicuramente no, che ormai solo a pensarci mi vengono le crisi epilettiche. Ma cosa c… avete investito in pubblicità molesta, l'intero PIL cinese?”. Il signore, di là dal modo molto espressivo ma senza dubbio eloquente di farsi intendere, ha perfettamente ragione in tutto e per tutto, tranne per l'ultimo punto: dacché, come sappiamo, Shen Yun e il Falun Gong di cinese hanno ben poco. Insomma, se questa è stata la partenza a Torino, “città amica”, figuriamoci come sarà la continuazione nelle altre, non sempre altrettanto amichevoli: non ci vorrà molto per saperlo.