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Shen Yun a Milano: la frusta fa faville, e il marketing pure. Ma il successo intanto latita

28-01-2026 15:49

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Shen Yun a Milano: la frusta fa faville, e il marketing pure. Ma il successo intanto latita

Dal 13 al 25 gennaio Shen Yun ha calcato il palcoscenico del TAM, il Teatro Arcimboldi di Milano, tenendo numerosi spettacoli pomeridiani e seriali co

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Dal 13 al 25 gennaio Shen Yun ha calcato il palcoscenico del TAM, il Teatro Arcimboldi di Milano, tenendo numerosi spettacoli pomeridiani e seriali con un intuibilmente gravoso sforzo per ballerini, cantanti e musicisti, notoriamente trattati non proprio coi guanti dalla loro campagnia. Malgrado l'immagine dorata dietro cui la compagnia teatrale del Falun Gong punta a nascondersi per promuovere la causa della propria setta, è sempre l'uso della frusta a garantire un decente funzionamento della sua macchina “artistica”: non certo un consono trattamento verso i dipendenti, sfruttati e vessati senza vergogna alcuna. Oltre ai famosi articoli d'inchiesta di The New York Times, di cui più volte in passato abbiamo parlato, e che hanno scoperchiato il vaso di Pandora del trattamento ricattatorio riservato ai suoi dipendenti dalla dirigenza di Shen Yun, molti altri in italiano sono facilmente e liberamente accessibili in rete: consigliamo ad esempio questi, pubblicati da ArtTribune, da EU Reporter, e da ParmaPress24

 

Tuttavia, l'uso della frusta non basta da solo a garantire il successo, soprattutto se il reale intento è di contrabbandare, attraverso uno spettacolo dal repertorio ormai logoro e dalla sincronia inevitabilmente compromessa dal mancante rapporto di fiducia tra i membri, una difficilmente digeribile propaganda di stampo politico-religioso. Non a caso, come già visto pure in tutti i casi precedenti, le reazioni degli spettatori non sono state affatto inclini alla promozione o alla lode delle oltre due ore di spettacolo proselitista che s'è dovuto sorbire. Certo, spulciando tra le tante recensioni sin qui apparse in rete, non mancano quelle che invece acriticamente promuovono lo spettacolo, in taluni casi profondendosi in vere e proprie dichiarazioni d'amore non soltanto per Shen Yun, ma per lo stesso Falun Gong. Ma questa è soltanto la prova provata che a scrivere quelle recensioni provvedono proprio i membri della setta, che puntualmente intervengono per controbilanciare coi loro “falsi d'autore” gli amari e sinceri sfoghi di quel pubblico che lo spettacolo l'ha visto davvero, sentendosene raggirato. Insomma, una bassa tattica di marketing tesa a gabellare chi poi leggerà le recensioni per scegliere, in futuro, se andare a vedere gli spettacoli di Shen Yun o meno: se costui leggesse soltanto pareri negativi, che lo sconsigliano da un tanto importante esborso quanto quello necessario al biglietto teatrale di una serata di Shen Yun, a quel punto se ne guarderebbe bene. Non ha importanza: nessuno è tanto stupido da lasciarsi influenzare da commenti palesemente promozionali, preferendo dar semmai retta a quelli davvero genuini.

 

Dunque, non soltanto la frusta, ma neanche il marketing da solo basta a garantire il successo, o quantomeno a nascondere l'insuccesso dietro qualche cortina fumogena. Milano, tutti lo sappiamo, è la città italiana per eccellenza del marketing e delle strategie aziendali, ma malgrado le tante illusioni non basta qualche improvvisato approccio manageriale a garantire il successo ad un prodotto, in questo caso gli spettacoli di Shen Yun, che dal canto suo non ha alcuna buona qualità da vantare. Non solo, ma neanche l'appoggio o il patrocinio di enti locali e territoriali può compensare agli intrinsechi deficit di un prodotto improponibile: sappiamo ad esempio che gli spettacoli del TAM hanno spesso ricevuto il sostegno della Regione Lombardia, come ad esempio ricordato da un vecchio articolo di ParmaPress24 citato in passato. Dal momento che il TAM è un teatro privato, un simile patrocinio rinnova pure certe ormai radicate perplessità sullo strano connubio tra settori pubblico e privato nel nostro Paese, alimentando il sospetto della classica “regalia” a danno dell'immagine delle istituzioni coinvolte e, magari, pure del contribuente. Quanto visto in passato, insomma, oltre a non promuovere uno spettacolo privo di per sé di capacità di promuoversi se non ricorrendo a tattiche sottobanco, rischia d'infangare pure istituzioni e realtà che meglio farebbero a restarsene con la faccia e le mani pulite.

 

Ad ogni modo, dal momento che già tanto abbiamo parlato, lasciamo che siano ora gli spettatori a parlare, con le loro recensioni. Cominciamo dal popolare sito TrustPilot, dove un utente mantenendosi su toni piuttosto diplomatici, così afferma: “Un tantino leggero e monotono. Confesso che non ho approfondito e ricercato sul web né le loro origini né quale potesse essere il messaggio che mi sarebbe arrivato. Mi aspettavo di vedere colori, musiche e coreografie ben fatte senza retropensieri. Sul web solo ora leggo di messaggi subliminali, che si tratta di una setta e quant'altro. Io ho carpito messaggi di una leggerezza e di una banalità esagerata come il bene trionfa sul male e poco altro. Tornando alla rappresentazione, belle le scenografie e le musiche di accompagnamento dal vivo. Cosi pure i colori e i talenti dei danzatori. Se posso, un tantino monotono perché delle ca. 15 -20 coreografie esibite, viste 4-5 era sufficiente anche se cambiavano i colori dei costumi e il tema di accompagnamento. Per il prezzo mi sarei aspettato qualcosa di più. 80 euro a testa ai lati del teatro dove non si apprezzava un lato del palcoscenico perché piuttosto profondo”. Dello stesso tono anche una spettatrice, che parla comunque di "Spettacolo deludente. l'esperienza mi ha delusa, mi aspettavo una coreografia migliore. Poche le ballerine e l'effetto nell'insieme è misero. I fondali sono veramente brutti con colori troppo accesi che si confondono con gli abiti e gli accessori delle ballerine/i con effetti "speciali" che ricordano i cartoni animati! Valida l'orchestra". 

 

Va invece giù dura un'altra spettatrice, che dichiara: “Vorrei il rimborso. Mai rimasta così tanto delusa da uno spettacolo. Mi è sembrato di essere al saggio della scuola di danza del paese, con il presentatore che deve spiegare cosa avviene in scena spezzando il fluire dello spettacolo, che in realtà non fluisce perché non ha né capo né coda. Ci mancava il soprano con la voce a sirena e la suonatrice dello strumento tipico… Lo schermo che proietta immagini da videogioco primi anni '80 fa il resto. Musica e danze ripetitive, quello che si vede nelle pubblicità sono gli unici 2 pezzi della durata di 2 minuti ciascuno dell'intero spettacolo, il resto è la noia mortale. Mi sono sentita truffata e se ci fosse la possibilità di chiedere un rimborso di massa lo farei”. Usa toni ancor più diretti un altro, che così esordisce: “E' praticamente indottrinamento religioso travestito da arte… La prima volta che assisto ad una cosa del genere e son abbastanza sconcertato perché non è scritto chiaramente… Prezzo esorbitante per quello che fanno... Non vale assolutamente la pena”. Un altro ancora, rimasto altrettanto scottato, parla di “americanata”: “Deludente. Di danza tradizionale cinese non se ne vede. Più che ballerini funamboli, bravi, che ripetono gli esercizi. Tripudio di colori ed di abiti che non mi sembrano cinesi tradizionali, ma più che mai americani per impressionare il pubblico. I richiami politico religiosi rovinano ancora di più lo spettacolo ed indipettiscono per le palesi ambiguità di comunicazione. Il finale con l'eroe dorato in abito bianco, che visto dalla mia posizione mi pareva un Corrado Guzzanti in versione cinese, mi ha fatto ridere. Peccato per l'impegno di tutti gli interpreti, ma il tutto è deludentemente uno show in salsa americana”.

 

Di “Una delusione a tutto tondo” parla anche un'altra spettatrice, che poi continua: “Nulla a che vedere con quanto pubblicizzato. Spettacolo deludente sotto tutti i punti di vista: i ballerini sono bravi ma le acrobazie sono poche che si ripetono all'infinito e i balletti sembrano tutti uguali. La scenografia uno schermo con scene che poco spazio lasciano alla fantasia quanto più all'umorismo. E la propaganda, davvero l’ingrediente che dopo aver pagato il biglietto così tanto, non vuoi trovare. Non mi sono alzata a metà spettacolo per amore dell’arte, ma sarebbe stato il caso. Una bella delusione”. La qualità di Shen Yun, già pessima in passato, a sentire il parere di una spettatrice che ne aveva visto uno spettacolo anni prima è pure peggiorata: “Molto deludente”, dice, spiegando: “Avevo grandi aspettative perché ero già stata a vedere uno spettacolo di Shen Yun qualche anno fa e l’avevo trovato straordinario. Invece la proposta di quest’anno è uno spettacolo noioso, strutturato come sequenza di piccole storie, banali e che ricordano una recita scolastica, inoltre con scarsa componente di ballo e acrobatica. Lo schermo sullo sfondo crea scenografie che a volte rasentano il ridicolo. Si salvano solo pochissimi interventi di gruppo con coreografie interessanti. I ballerini sono molto bravi, ma la struttura dello spettacolo non consente di godere della loro bravura. Complimenti invece alla solista dello strumento tradizionale, molto brava ed interessante”. Insomma, non solo Shen Yun indispettisce chi ne è neofita, capacità che aveva sempre posseduto; ma ormai allontana pure chi se ne era a suo tempo appassionato. 
 

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