
Con gli spettacoli tenuti in rapida successione a Livorno, Bari ed Ancona in questi ultimi giorni, Shen Yun ha completato la prima parte del suo piuttosto infruttuoso tour de force: non c'è bisogno di sottolineare che a pagarne lo sforzo siano stati soprattutto i suoi operatori, ballerini e musicisti, soggetti come già raccontato in precedenza ad un trattamento che media e soprattutto inquirenti hanno giudicato di ricatto e sfruttamento. Dal 27 al 28 gennaio la compagnia teatrale di proprietà del Falun Gong s'è esibita al Teatro Goldoni di Livorno; dal 30 al 31 al Teatro Petruzzelli di Bari; e dal 2 al 4 febbraio al Teatro delle Muse di Ancona. La prossima tappa, dopo qualche giorno di sosta, sarà a Roma, all'Auditorium della Conciliazione, dal 13 al 19 marzo: gli operatori di Shen Yun avranno forse qualche ora in più per riposarsi. Diciamo “qualche ora” e non “qualche giorno” giacché, pure nei momenti di sosta tra uno spettacolo e l'altro, i dirigenti di Shen Yun obbligano i loro ragazzi ad allenarsi in maniera intensiva e con concessioni minime al riposo, come denunciato da ex membri della compagnia che con le loro rivelazioni hanno scatenato il ciclone giudiziario di cui non solo il New York Times ha fin qui fatto parola. Quella stabilita dai dirigenti della compagnia è ovviamente parte di una strategia ben precisa: allenamenti così massacranti contribuiscono a spezzare nella loro psicologia i giovani membri della compagnia, che sono anche adepti della setta, annichilendone il più possibile le capacità d'autonomia e ribellione. Un metodo diabolico, tipico di numerosi ambienti settari, ma che in ogni caso non è riuscito a scalfire fino in fondo il desiderio di vivere di chi, alla fine, il coraggio e la forza di ribellarsi li ha avuti.
Non solo, ma quel metodo diabolico, e il gravoso sfruttamento che comporta, neppure è stato sufficiente a garantire alla “compagnia settaria” un successo minimamente decoroso in nessuno dei tre teatri in cui s'è esibiita in questi giorni. Certo, il guadagno non è comunque mancato, ma non ci dovremmo sorprendere se risultasse inferiore agli anni migliori, quando Shen Yun aveva davanti a sé un pubblico più incuriosito e disponibile: ormai, dopo tutto questo tempo, gli spettatori si sono fatti molto più avveduti. Sempre più giornali hanno cominciato a parlare, anche in Italia, di Shen Yun e ne hanno rivelato le gravi condotte interne e i collegamenti con una setta impresentabile; mentre chi ha assistito ai vecchi spettacoli raramente vi ha fatto ritorno, essendosi trovato dinanzi a rappresentazioni infantili e meschine, certamente molto demagogiche ma tutt'altro che artistiche. Ne sia prova la scarsità anche delle recensioni, ad indicare un pubblico che in tutte e tre le piazze, livornese, barese ed anconetana, ha preferito in molti casi restarsene a casa o dedicare la propria attenzione a ben altri intrattenimenti: Shen Yun, in queste tre città, nel migliore dei casi è passato dunque inosservato, mentre nel peggiore è stato accolto da fischi e sfoghi d'indignazione di chi, come altri prima di lui, s'è sentito gabellato.
Abbiamo notato al momento solo un paio di recensioni su TripAdvisor: la prima, scritta il 31 gennaio da un uomo, fa probabile riferimento a Livorno, mentre la seconda, lasciata da una donna il 2 febbraio, a Bari. Così recita la prima, con un perentorio “Evitate Shen Yun”: “Molto deluso. Movimenti aggraziati, si, bravi tecnicamente ma sono poco più di artisti circensi (loro stessi lo dicono). L'unico punto di forza, la sincronicità viene vanificata dall'esiguo numero di ballerini (12). Le scenografie sono banali. Uno spettacolo per bambini, niente più. Lamentano poi di essere bannati dal governo cinese perché sono la voce del dissenso. Volete ridere? All'interno della società il dissenso é fortemente scoraggiato!!! Poi usano il lavoro minorile sottopagato. Ultima chicca: non ci sono dvd dello spettacolo perché è unico e va visto dal vivo: ebbene subito dopo aver visto lo spettacolo vi arriva una mail che vi propone un abbonamento annuale per vedere lo spettacolo su TV, cellulare. Io mi sento truffato”. Mentre la seconda, più neutra, si limita ad un parere più neutro, ma pur sempre scoraggiante: “Mi è mancato qualcosa… Sono andata con la mia famiglia e onestamente mi aspettavo di più visto anche il costo del biglietto. Nulla da fare sui ballerini/atleti ma è mancato lo spettacolo scenico dei bellissimi vestiti che è stato eseguito per poco tempo purtroppo”, glissando sul resto". Insomma, non proprio un tripudio.
Ad Ancona, poi, una formazione d'opposizione locale, Risorgere, ha persino manifestato contro Shen Yun fuori dal teatro, sensibilizzando la cittadinanza sui collegamenti tra la compagnia sedicente “artistica” e la setta a cui fa capo, e dei cui torbidi e compromettenti retroscena è indubbiamente sempre bene parlare, non fosse altro per elementare repetita iuvant. Non solo l'insuccesso al teatro, dunque, ma pure le proteste fuori, da parte di una realtà associativa che rappresenta la società civile. Il presidio dell'associazione, che ha diramato anche un ben documentato PDF scaricabile al link del giornale locale Vivere Ancona, indica quanto si sia sviluppata oggi rispetto al passato la comune consapevolezza sui pericoli costituiti dal Falun Gong e da altri consimili gruppi settari. Ci auguriamo che altri simili gesti ancora, anche da altre associazioni e gruppi di cittadini, si ripetano sempre più estesamente e frequentemente anche in futuro.