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La Chiesa di Dio Onnipotente tra cinema e social - Prima Parte

08-02-2026 17:28

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La Chiesa di Dio Onnipotente tra cinema e social - Prima Parte

Negli ultimi due anni la produzione multimediale della Chiesa di Dio Onnipotente (CDO) sembra aver raggiunto livelli qualitativi quasi professionali,

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Negli ultimi due anni la produzione multimediale della Chiesa di Dio Onnipotente (CDO) sembra aver raggiunto livelli qualitativi quasi professionali, indicando l'attenzione riposta dalla setta ad uno dei suoi più efficaci strumenti di comunicazione: proprio grazie a video di preghiera e di predica, e a film dedicati alle “persecuzione” subite dai fedeli in patria, la CDO può infatti raggranellare nuovi adepti in rete (oltre alle interessate simpatie di un vasto fronte politicizzato, perennemente in cerca di facili pretesti con cui portare avanti le sue crociate quanto anti-cinesi, quando anti-russe, quando anti-islamiche, in nome di un ben avvertibile “suprematismo atlantico”: dai Radicali al Centrosinistra fino al Centrodestra, “tutta una razza”). Si può dunque ben capire la tanta attenzione riposta alla qualità grafica ed organizzativa di simili prodotti multimediali, anche dal punto di vista dei costi che certo tanto leggeri non sono.

 

Molti rifugiati della CDO, come noto, vivono in Italia e sono tecnicamente preparati, costituendo già un ottimo nerbo per l'opera “cinematografica” della setta che grazie a loro ha potuto sviluppare piccoli ma efficaci studi di posa, spesso in capannoni o abitazioni private in zone dove la comunità è più sviluppata ed operosa, come in Veneto o nell'hinterland milanese. Cinisello Balsamo e il nord di Milano, dove in seno alla comunità locale si sono sviluppati centri culturali con sale di montaggio e studi di registrazione audio; Prato, dove analogamente sono sorti piccoli ma ben dotati nuclei di produzione dediti soprattutto al doppiaggio e alla traduzione dei testi in italiano; e l'area tra Padova e Verona, apprezzata per le riprese in esterna, grazie a paesaggi che possono vagamente ricordare alcune zone rurali asiatiche: sono i tre punti nevralgici, per la setta un vero e proprio “triangolo” rilevante anche sotto il piano cinematografico. Là, in genere, vi vengono girati film a medio metraggio, spettacoli di danza coreografata e video musicali. Talvolta questi studi fanno parte di una vera e propria industria distribuita internazionalmente, dedita allo sviluppo di una produzione davvero corale: parte del montaggio di un film viene svolto in Italia, quindi montato in Corea del Sud, dove analogamente la setta è ben presente e può contare su centri all'avanguardia, ed infine doppiato negli Stati Uniti. L'Italia, secondo un'ormai salda tradizione cinematografica, fornisce spesso le location e gli attori, pescati tra i fedeli. 

 

Come già accennato, la produzione si divide in tre rami principali: film e docufilm, opere teatrali e musical, inni e video musicali. I primi sono spesso incentrati sulla narrazione delle persecuzioni in Cina, con scene grafiche d'interrogatori e torture, alternate a momenti di riflessione teologica. Una loro buona parte partecipa a piccoli festival cinematografici indipendenti sui diritti umani, al fine d'ottenere quella visibilità utile tanto a far proseliti quanto a guadagnarsi sponsor e sostenitori nei relativi ambienti politici. Non è casuale che talvolta siano stati mostrati, infatti, anche in conferenze universitarie o in parlamento, su interesse di certe figure politiche di cui spesso in passato abbiamo parlato. Le opere teatrali e i musical invece sono spesso video di cori cristiani e recite musicate che utilizzano scenografie digitali colorate e vivaci, tipiche dell'estetica asiatica della setta. Infine, gli inni e i video musicali, i più virali nei social, vengono prodotti in numerose lingue con testi che esortano alla conversione e alle resistenza spirituale. 

 

Tra i film più recenti, e che hanno ricevuto dalla CDO una forte spinta pubblicitaria, spiccano “Cronache di persecuzione religiosa in Cina”, uscito a puntate tra il 2023 e il 2025, girato in buona parte tra Lombardia, Veneto e Corea del Sud, con montaggi sensibilmente molto più accurati delle produzioni del passato: un esempio lo si può avere da uno dei documentari che lo compongo, "Baptism by Fire” (2024), che appare piuttosto ben studiato anche sotto il profilo della capacità di “coinvolgimento psicologico” in grado di suscitare sugli spettatori. Indubbiamente, su un pubblico impreparato, come tanti comuni utenti dei social, o come i frequentatori con la testa fra le nuvole che partecipano a quei festival e conferenze di cui parlavamo, prodotti del genere fanno proprio quell'impressione che i vertici della setta s'aspettano per raggranellare i maggiori consensi. Così pure si può dire per il musical “Il Popolo di Dio” (2025), opera corale con canti e balli che celebrano il ritorno di Cristo sulla Terra, prodotto con tecnologie di Virtual Production (schermi LED giganti) simili a quelle impiegate per serie come “The Mandalorian”. Prodotti come quest'ultimo richiedono un fabbisogno tecnico e digitale che sono soprattutto gli studi cinematografici sudcoreani della setta a poter soddisfare, facendo comunque affidamento anche su Italia e Germania per i contributi vocali.

 

I social sono la piazza a cui la CDO fa maggior affidamento per la diffusione dei suoi prodotti multimediali, pur non disprezzando anche i metodi più tradizionali qualora disponibili: se in rete è possibile raggiungere, in qualsiasi momento, un pubblico potenzialmente vasto e in modo capillare, anche la più classica TV talvolta può prestarsi al compito. Anni fa, per esempio, destò scalpore che una nota rete TV del Lazio come Rete Oro, visibile anche in altre parti dell'Italia centrale, avesse mandato in onda un filmato della CDO: ce ne occupammo anche noi, facendoci più di qualche domanda (era il 2020). Tuttavia, casi del genere sono piuttosto rari anche perché la setta, oltre ad esser piuttosto “chiacchierata”, presenta dei prodotti multimediali a dir poco sospetti, praticamente deliranti: tant'è che anche all'epoca quella rete TV, quando ne mandò in onda un filmato, commise soprattutto una svista che infatti non ebbe più seguito. In generale, proprio per le ragioni che abbiamo appena detto, è estremamente raro, se non quasi impossibile, che i prodotti della CDO possano essere trasmessi da una TV locale ed ancor meno da una nazionale: le nostre emittenti tendono ad evitare video con un chiaro proselitismo religioso da parte di gruppi religiosi considerati o sospettati d'essere controversi, e nel caso della CDO i loro contenuti potrebbero persino creare dei seri incidenti diplomatici. Sempre per un analogo motivo, anche i tentativi della setta d'acquistare canali minori su satellite per farne un diretto uso sono stati spesso frustrati dalle autorità.

 

Conseguentemente, per la diffusione dei suoi prodotti cinematografici, la CDO si rivolge soprattutto ai social e alle cosiddette “web TV”, altra nuova frontiera della TV “fai da te” grazie agli strumenti messi a disposizione da internet e dall'informatica. Quest'ultime fanno il paio con podcast e “web radio”, ancor più diffuse e facili a realizzarsi, analogamente appoggiate sui vari canali social come ad esempio YouTube o TikTok. Naturalmente non mancano neppure le relative app, negli store di Android e iOS, con cui seguire tutti i contenuti della CDO man mano che vengono pubblicati: chi vorrà verificare, noterà quanto siano numerose. Tra l'altro, molte non hanno neppure nomi che richiamino direttamente alla setta, in modo da ingannare parti di pubblico che altrimenti potrebbe diffidare. Grazie a tutte queste app si possono ricevere in via diretta i programmi dell'emittente principe della setta, CAG TV (Church of Almighty God TV), suo canale proprietario, disponibile oltre che sui vari canali social anche tramite le apposite piattaforme di Smart TV su Samsung, Android TV, LG, ecc. Naturalmente, per realizzare ed aggiornare nel tempo tutte queste app, come pure per sviluppare tutta l'opera multimediale sin qui descritta, occorrono non solo delle forti risorse tecniche, ma anche economiche: qua entriamo in un altro argomento ancora, di cui ci occuperemo nella seconda puntata di questo servizio. 

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