
La notizia del rapimento del Presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze speciali USA è stata accolta con gran soddisfazione dagli ambienti evangelici latinoamericani, legati a doppio filo a Washington e profondamente ostili al governo bolivariano. Nulla di sorprendente in tutto ciò, dal momento che i dipendenti sono solitamente inclini a festeggiare per mero dovere di servizio qualsiasi cosa faccia il principale; e a dir il vero, e sempre per le medesime ragioni, nemmeno vi è da meravigliarsi nel fatto che quell'entusiasmo sia stato condiviso pure dagli ambienti più oltranzisti del mondo cattolico, tra tradizionalisti ed ultraconservatori analogamente portati a sposare teorie complottiste e suprematiste assai care al dettato culturale dell'ultradestra neocon USA. In generale, per quanto apparentemente divisi, quei due mondi marciano sempre di pari passo, avendo nelle loro fila dei comuni stipendiatori e manovratori: insomma, marciano divisi per colpire uniti. Di conseguenza il loro giubilo, lungi dall'apparire insolito, risulta confermativo di una loro ben collaudata natura.
Ne dà notizia anche un portale d'informazioni religiose, Religion News Service, uscito pochi giorni fa con un articolo dal titolo emblematico: “Dio sta usando Trump: gli evangelici latinoamericani celebrano la cattura di Maduro come una vittoria divina”. Anche il sottotitolo non lascia spazio a dubbi, precisando che secondo gli evangelici latinoamericani la loro chiesa “avrà un ruolo cruciale nel tracciare il futuro del Paese”. A parlare, naturalmente, sono soprattutto i credenti e i predicatori fuori dal Venezuela, negli altri paesi dell'America centrale e meridionale, ed ancor più settentrionale. in particolare negli USA, dove negli anni hanno creato una vera e propria lobby paragonabile a quella dei cubani di Miami. Queste lobbies, ovviamente. hanno acquisito anche un discreto peso elettorale, a cui politici dell'Amministrazione Trump come ad esempio il Segretario di Stato Marco Rubio sono molto debitori per le loro attuali fortune politiche. Tanto è rilevante il loro peso negli USA, quanto negli altri paesi latinoamericani come il Cile, il Perù, la Colombia, Panama, il Messico e via dicendo, dove le comunità evangeliche venezuelane hanno finito col fondersi a quelle locali dando il via a vere e proprie “sinergie settarie”, tutte ben amministrate a distanza dall'intelligence e dalla cassa USA. Le immagini dei festeggiamenti per la cattura di Maduro diffuse in questi giorni dai nostri TG si riferiscono generalmente a quelle comunità e sono state eseguite proprio tra USA, Cile e Perù, per venir poi spacciate come scene di gioia popolare che pervadeva le strade di Caracas e di tutto il Venezuela. E' notizia ormai ampiamente risaputa, e almeno nel nostro Paese solo poche persone scarsamente informate o profondamente in malafede continuano ancora a sostenere il contrario. In Venezuela, infatti, le manifestazioni oceaniche sono state a sostegno di Maduro e a rivendicazione della dignità nazionale dopo l'azione USA, e ben pochi si sono fatti vedere a celebrare il contrario, per il semplice fatto che altrimenti sarebbero stati sbranati vivi dalla folla.
L'articolo pubblicato da Religion News Service appare davvero diagnostico della controversa natura delle sette evangeliche latinoamericane: tra gli intervistati vi è ad esempio il reverendo José Durán, immigrato venezuelano nel Michigan e pastore di un team di consulenti senior di María Corina Machado, l'oppositrice venezuelana recentemente insignita del Premio Nobel per la Pace che, al pari dei predecessori Guaidò e Capriles, è pure una creatura politica di Washington, quanto loro dapprima usata e poi scaricata. Secondo il reverendo, “Dio sta usando Donald Trump per liberare il Venezuela dalla catene d'oppressione che durano da 27 anni”. Certo, la Machado è cattolica, ma come dicevamo anche al principio dell'articolo non è tanto l'etichetta religiosa in sé a contare, quanto la dipendenza da una comune regia nordamericana: sotto quest'aspetto, evangelici e cattolici delle aree conservatrici non fanno alcuna differenza. Non a caso nel suo partito, Vente Venezuela, non mancano evangelici, con posizioni influenti come nel caso del reverendo Durán, il cui programma politico appare assai chiaro: “volere la libertà del Venezuela dal comunismo satanico e dal socialismo” in quella che è una “battaglia tra il bene e il male”. Se ci facciamo caso, sono parole non molto diverse da quelle che altre sette ancora, come il Falun Gong, la Chiesa di Dio Onnipotente o ancora la Chiesa dell'Unificazione, utilizzano nei confronti della Cina e del suo governo. Considerando anche in quel caso la comune regia dell'apparato d'intelligence USA, non è affatto una casualità.
Il reverendo Samuel Rodriguez, vantandosi dei risultati delle comunità evangeliche sul piano politico, ne conferma il peso nelle dinamiche elettorali americane. Consigliere evangelico di Trump e a capo della National Hispanic Christian Leadership Conference (NHCLC), ricorda quanto sia stato importante il voto dei latinoamericani alle Presidenziali USA di novembre 2024 nell'influire sulla decisione dell'odierna Amministrazione di rimuovere Maduro. In sintesi, il famoso lobbismo di cui già parlavamo qualche riga fa, grazie al quale vari politici americani hanno potuto guadagnarsi un'ambita posizione a Washington e non solo. “Se si sommano il voto evangelico e quello latinoamericano, si ottiene Nicólas Maduro in prigione a New York. Questo è il risultato perché lo abbiamo chiesto noi”. Confermando pure una sua natura più politica che spirituale, Rodriguez aggiunge poi che la sua NHCLC invierà anche dei suoi rappresentanti, come il reverendo colombiano Iván Delgado Glenn e altri quattro leader religiosi, a sorvegliare il processo di “transizione” a Caracas, e il suo “impatto sulla chiesa”. Presumibilmente il lobbista evangelico s'aspetta un clima favorevole per il suo ambiente non soltanto in termini politici, ma anche economici e speculativi, con altri agendo a garante più degli interessi di Washington che dei venezuelani e dei suoi stessi correligionari, in tutto questo gioco usati né più e né meno che come delle pedine.
Certo, resta da valutare se questa “transizione” tanto favoleggiata dai trumpiani e relativo parterre davvero si vedrà, dal momento che il governo bolivariano è ancora saldamente in sella, sostenuto dal forte favore dei suoi cittadini. Ma non ci sono dubbi che, se ci saranno da compiere nuove azioni sporche a danno del Paese per propiziare un regime change, certi figuri come quelli riportati in questo nostro articolo non esiteranno a fare la loro parte. Anche perché, come rivelano con orgoglio, “le autorità governative competenti negli USA sono dalla loro parte” e la politica venezuelana dev'essere l'inizio di “un effetto domino” destinato poi a travolgere anche Cuba, Nicaragua e Brasile, con una “pressione geopolitica” che varierà di Paese in Paese, visto che ognuno costituisce pur sempre “una realtà diversa”. Il tutto per costruire, come da dichiarazioni della NHCLC, “un muro di protezione multigenerazionale contro il comunismo e il socialismo”, perché “abbiamo ascoltato parole profetiche che Dio ha un piano per il Venezuela e che la libertà per il Venezuela sta arrivando e che nascerà un nuovo Venezuela”.