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L’ombra di Scientology nelle istituzioni: Il Cavallo di Troia del CCDU

25-01-2026 10:16

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L’ombra di Scientology nelle istituzioni: Il Cavallo di Troia del CCDU

L’Ombra di Scientology nelle Istituzioni: Il Cavallo di Troia del CCDU e la Resa della Politica ItalianaDi fronte all’infiltrazione di realtà paravent

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Nelle ultime settimane città come Ferrara e Verona hanno assistito a novità che la cittadinanza ha accolto con una fin troppo prevedibile e legittima apprensione. La pietra dello scandalo è data dal cosiddetto CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani), un'organizzazione che dietro al nome tanto altisonante quanto rassicurante nasconde una ben più opaca natura: altro non è, infatti, che una “emanazione”, un “ente civetta” della Chiesa di Scientology. Nascondendosi dietro a questi ed altri paraventi (come Narconon, la sua filiazione per la lotta contro la dipendenza da stupefacenti), Scientology può meglio insinuarsi negli spazi e nel dibattito pubblici, aggirando più facilmente i sospetti e le ostilità di quanti altrimenti neppure prenderebbero in considerazione l'ipotesi di aprirle la porta. Si tratta  dunque del famoso metodo del “Cavallo di Troia”, di cui anche altre sette fanno ampiamente ricorso: si pensi ad esempio a Shen Yun, “maschera artistica” della setta Falun Gong, di cui spesso parliamo.

 

Come recentemente riportato dalla stampa ferrarese, alcune interrogazioni consiliari hanno confermato che il CCDU riesce a penetrare nei gangli delle varie istituzioni pubbliche (scuole, comuni, sale pubbliche, ecc) spacciandosi per un'associazione filantropica dedita alla tutela dei minori e alla denuncia degli abusi psichiatrici. Nell'ultimo e recente articolo dedicato a Scientology abbiamo notato quanto la psichiatria sia combattuta dal movimento religioso fondato da L. Ron Hubbard, né più e né meno vista come scienza per eccellenza dei regimi totalitari. Il caso vuole che nell'epoca attuale, oltretutto, in una società che accusa tutti i segni dell'insicurezza materiale e del vuoto valoriale, il ricorso alle più varie forme di “cura interiore” (non solo psichiatria, psicologia o psicoanalisi, estremamente diverse tra loro, ma pure counseling, altra recente “trovata” americana, ed infine percorsi “spirituali” tutt'altro che di beneficio) conosca una continua ed inarrestabile impennata. Così, movimenti come Scientology e altri, mentre con una mano contrastano i metodi scientifici come la psicologia o la psichiatria, con l'altra promuovono i loro, sulla cui affidabilità tutti i dubbi sono più che leciti. Lo fanno proprio col trucco del “Cavallo di Troia”, e cosa c'è di meglio da questo punto di vista del mascherarsi dietro un'organizzazione benefica anziché presentarsi per ciò che si è, ovvero per un movimento religioso a caccia di proseliti (e relativi vantaggi)? Battaglie spesso condivisibili come gli abusi sui bambini, che indubbiamente nessuno vorrebbe mai ostacolare, possono in tal modo costituire per Scientology ed altri movimenti del genere un'ottima modalità per guadagnarsi una facile legittimazione sociale ed istituzionale.

 

Non a caso, per via di una tale ed ingannevole cortina fumogena, sindaci e dirigenti scolastici faticano a realizzare che l'intento del CCDU non consista nel riformare la psichiatria, o nel limitarne l'abuso, ma nell'annientarla. Per Scientology, come abbiamo già raccontato, la psichiatria non è una branca della medicina, ma il “nemico assoluto”, il totalitarismo che indossa il camice. Involontariamente, in buona fede, figure dello Stato finiscono così per concedere spazi pubblici ad un'organizzazione che tutto mira a portare avanti fuorché un interesse collettivo: non il bene comune, ma l'interesse proprio. L'omissione del legame tra CCDU e Scientology, infatti, non è una “dimenticanza” di poco conto, ma un vero e proprio occultamento strategico. A prescindere dalla denuncia di criticità reali, il culto creato da Hubbard considera tutte la psichiatria, la psicologia e le altre scienze correlate come “industrie di morte”, e nei suoi corsi pubblici finisce inevitabilmente per non farne mistero, anche se nascosta dietro ad altri paraventi associativi come il CCDU. Va da sé che una simile visione, non limitandosi al semplice dissenso scientifico, sfoci in un vero e proprio delirio complottista, trovando un facile humus su cui attecchire in una società culturalmente sempre più fragile. Secondo la dottrina interna al movimento, vi sarebbe una gang internazionale di psicologi e psichiatri che, in un complotto segreto ordito negli ultimi due secoli, avrebbe ormai commesso le peggiori atrocità della storia umana, a cominciare dalle fortune dei vari regimi totalitari e dalla diffusione delle loro ideologie. Sarebbero così merito della psichiatria la pianificazione dell'Olocausto, la responsabilità dell'11 Settembre, le stragi terroristiche e persino ogni singolo atto di razzismo odierno. Con tali punti di vista, andare a parlare di “salute mentale” nelle nostre città, come ad esempio di recente accaduto a Verona, può indurre comune osservatore a qualche legittima domanda: è davvero così opportuno?

 

Senza dubbio vi concorre, oltre alla buonafede, anche una certa sciatteria delle istituzioni. Concedere tanto facilmente spazi pubblici e patrocini a chicchessia, senza prima verificarne la natura, non è certo una mossa molto prudente, e denota la frettolosità con cui s'è proceduto agli eventuali controlli. Così, quando le municipalità vengono interrogate sulle verifiche effettuate in precedenza, la risposta spesso e volentieri si sostanzia in un silenzio piuttosto imbarazzato o in un formale richiamo alle consuete e superficiali procedure burocratiche. Non è molto diverso dalla “faciloneria” con cui enti e fondazioni teatrali concedono i loro teatri agli spettacoli di Shen Yun, del cui conto ormai si dovrebbe sapere fin troppo. Il risultato pratico di tanta sciatteria, nel caso del CCDU, è di demonizzare il supporto psicologico in un momento storico in cui il disagio giovanile e la necessità di cure mentali professionali, anziché di rimedi “fai da te” o di soluzioni elaborate dal primo “guru” in rete, sono ai loro massimi storici. 

 

Non si può permettere che il diritto alla critica verso gli abusi, in sé più che legittimo e persino sacrosanto, diventi il grimaldello per scardinare il sistema sanitario nazionale (già di per sé sottoposto alla crescente disattenzione dei nostri governi e a pesanti “cure dimagranti” che al contempo scardinano anche gli altri rami dello Stato sociale) a favore di un'agenda parareligiosa. Le istituzioni hanno il dovere morale, come sancito dalla Costituzione, di garantire ai loro cittadini le cure e l'istruzione migliori, non di sottoporli a teorie a dir poco fantasiose, e ciò passa anche dal verificare chi siano gli interlocutori. Il diritto di espressione, in conclusione, non può essere infine l'alibi per ingannare. Concedere sempre più spazi ad entità legate a movimenti religiosi e culturali controversi, come in questo caso, non rappresenta dunque un atto di pluralismo, ma una resa politica e culturale. E' anche in questo modo che s'insulta la nostra Repubblica, e se ne calpesta la Costituzione.

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