
taProseguiamo la nostra analisi, guardando al capitolo dei finanziamenti, uno degli aspetti più opachi e al contempo affascinanti della sua macchina organizzativa. Produrre film con tecnologie come la Virtual Production o mantenere una rete globale di “rifugiati” richiede capitali immensi, a cui in più occasioni abbiamo fatto riferimento, e e stimati in decine di milioni di euro a livello globale. Certamente il primo pilastro è quello delle “offerte volontarie”, in realtà dovute, vale a dire l'autofinanziamento: sebbene la CDO (Chiesa di Dio Onnipotente) dichiari la volontarietà delle donazioni ricevute, testimonianze di ex membri e rapporti investigativi suggeriscono che ad accompagnarle vi sia sempre una pressione morale molto forte. Ai fedeli viene insegnato che offrire il proprio denaro è un segno di devozione e un modo per “accumulare meriti” per il Regno dei Cieli, un classico che nel caso della CDO vede molti suoi membri devolverle quote significative del loro stipendio una volta ottenuto l'asilo politico in Europa ed iniziato a lavorare. In questo vasto meccanismo delle “decime” esistono membri facoltosi che a proprie spese finanziano intere produzioni cinematografiche o acquistano immobili da adibire a centri culturali: tali “grandi donatori” sono spesso figure come imprenditori cinesi della Diaspora, il cui ruolo all'interno di una comunità cittadina è tale da renderli in certe occasioni dei graditi ospiti delle istituzioni locali.
La possibilità di darsi una struttura No-Profit consente di sfruttare abilmente il sistema delle agevolazioni fiscali, secondo una prassi percorsa anche da altre sette e gruppi non soltanto religiosi. In Italia, cellule della CDO si sono registrate come associazioni culturali o religiose senza scopo di lucro, col vantaggio di poter recepire donazioni detraibili, accedere a regimi fiscali agevolati e, possibilmente, partecipare a bandi per le attività culturali. La loro natura controversa costituisce comunque un ostacolo al pieno conseguimento della terza possibilità, inducendo ad aguzzare l'ingegno per reperire fondi anche in altri modi. Ad esempio, alcune ramificazioni locali hanno tentato di accreditarsi per ricevere il 5x1000, sfruttando la veste di organizzazioni dedite ai diritti umani e all'assistenza ai rifugiati. Il denaro guadagnato viene poi travasato, alla bisogna, nella realizzazione dei film, che in ogni caso possono avvalersi anche di un altro importante fattore dato dal molto lavoro volontario. Grazie al volontariato degli adepti, risulta piuttosto facile ottimizzare i costi potendo disporre di sicuro lavoro gratuito: tra i convertiti non mancano infatti registi, montatori, esperti in effetti speciali ed attori che letteralmente lavorano a tempo pieno per la CDO senza un reale stipendio, al più ricevendo solo vitto e alloggio nelle “case comuni” della setta. Tale fenomeno, che in passato nel nostro Paese aveva conosciuto una certa espansione, nel tempo è scemato trovando maggior eco soprattutto nel resto d'Europa, ad esempio in Germania ed ultimamente anche in Romania. Ad ulteriore beneficio del contenimento dei costi, vi è poi il fatto di poter ricorrere a produzioni in proprio, in-house, evitando l'affitto di costosi studi esterni: la setta acquista attrezzature professionali e le installa in proprietà private, dalle ville ai capannoni dell'hinterland milanese e della provincia veneta.
Spendendo poco ma guadagnando molto, si può capire quanto l'industria cinematografica e multimediale rappresenti per la CDO un polmone economico davvero vitale, di cui indubbiamente non poter fare a meno. Il gruppo opera poi attraverso una galassia di società che non ne portano il nome, o che vi si ricollegano solo vagamente, con diverse case editrici come Holy Light Publishing, Holy Spirit Speaks o ancora Gospel of the Descent of the Kingdom che detengono i diritti dei testi e dei video. Tali entità permettono di muovere capitali tra le diverse sedi mondiali, dagli USA alla Corea del Sud, dalla Germania all'Italia, e oltre, sotto forma di pagamenti per servizi e royalties. Pioniera nello sfruttamento di ogni possibilità per investire e disporre liberamente dei capitali, lontana da sguardi indiscreti, la CDO è stata inoltre tra le prime ad utilizzare le criptovalute per trasferire fondi dalla Cina, dove sono bloccati, all'Europa, così eludendo i controlli sui cambi e la sorveglianza delle autorità, non soltanto cinesi. Possiamo a tal punto immaginarci un percorso del genere: il denaro raccolto tra i fedeli, tramite decime e grandi donazioni raccolte nei “canali sotterranei” della Diaspora, viene trasferito con sistemi di messaggistica criptati e valute digitali in hub finanziari solitamente ubicati in Corea del Sud o negli USA. Là il denaro viene inviato alle filiali europee, soprattutto tedesche ed italiane, per l'acquisto di immobili e di hardware come telecamere 8K, server per il rendering e via dicendo. Infine, il prodotto viene caricato in rete, generando ulteriore visibilità e, potenzialmente, anche nuove donazioni e conversioni, oltre ovviamente agli eventuali introiti che soprattutto i canali social con maggior affluenza di pubblico e seguito di followers possono ottenere grazie al meccanismo della monetizzazione.
Parte di questo corposo bilancio, intuibilmente, va poi nella sicurezza informatica e fisica: per la CDO è essenziale garantire l'identità dei membri che appaiono nei video, di cui ufficialmente sono infatti noti solo dei pseudonimi, e proteggere i server da eventuali attacchi hacker. Anche per questa ragione scandagliare i segreti della setta per le autorità è un compito piuttosto complesso, reso oltretutto ancor più ostico dal sottile confine tra sicurezza nazionale e libertà religiosa. La Guardia di Finanza in Italia monitora i flussi di denaro per prevenire il riciclaggio e nel caso della CDO si può facilmente immaginare che il suo lavoro si leghi alle segnalazioni di operazioni sospette, rivolte dalle banche all'Unità di Informazione Finanziaria della Banca d'Italia. Versamenti o bonifici di entità rilevante, non giustificati da attività commerciali note, non passano inosservati. Altro elemento che verosimilmente attira la sua attenzione è il flusso di denaro sotterraneo, underground, in particolare quando comunità della Diaspora all'estero, anche in Cina, trasferisce capitali tramite sistemi di hawala (trasferimenti informali basati sulla fiducia) o criptovalute. In quel caso appositi software di analisi della blockchain possono tracciare i portafogli digitali riconducibili alle media company della setta. Tuttavia, finché non giungono segnalazioni chiare o non vi sono elementi che provino simili irregolarità, è difficile che le autorità possano agire; senza contare che molto denaro può essere trasferito con piccoli e ripetuti importi, destinato a più individui o nominativi, in tal modo sfuggendo ancor più all'attenzione.
L'Agenzia di Informazioni e Sicurezza Interna (AISI) studia invece il gruppo dal punto di vista della minaccia straniera e della repressione transnazionale, ad esempio monitorando se i finanziamenti del gruppo possano in qualche modo destabilizzare i rapporti tra Italia e Cina; o se davvero agenti cinesi cerchino d'infiltrarsi nelle ramificazioni italiane della CDO per identificarne i finanziatori così da meglio colpirli in patria, senza un coordinamento o un'autorizzazione con le nostre autorità come più volte insinuato da alcuni giornalisti e politici nazionali in passato. Al momento, comunque, non risultano ancora elementi che confortino tali insinuazioni. Infine, i nostri servizi monitorano la CDO anche sotto il profilo del contrasto al settarismo, per assicurarsi che non vi siano forme di coercizione economica o psicologica sui cittadini presenti nel nostro paese; ma, come già dicevamo, appurarlo non è affatto un compito facile. Un compito simile, ma più alla luce del sole, viene svolto anche dalla Polizia di Stato tramite l'UCIGOS e la Squadra Mobile, ad esempio col controllo delle “case comuni”, soprattutto per accertarsi che non fungano da basi per attività illegali o da centri di detenzione informale, e che non violino le norme di sicurezza nazionale. La grande riservatezza del gruppo, per non parlare proprio di sua chiusura, da una parte alimenta le legittime curiosità delle nostre autorità, dall'altra ne complica pure la possibilità di svolgere accertamenti, anche perché in assenza di dovuti provvedimenti da parte della magistratura, ad esempio con l'apertura di un'inchiesta o l'emissione di un mandato di perquisizione, è piuttosto difficile poter pensare ad un più strutturato lavoro di controllo.
In definitiva, il controllo della CDO, proprio in virtù della sua segretezza, tale da farne un gruppo ben più che “blindato”, resta un argomento ancora piuttosto ostico per le nostre autorità. Non solo il diritto costituzionale alla libertà religiosa può costituire un comprensibile ed in sé pure giusto motivo per astenersi da controlli più efficaci, ma anche quello all'autofinanziamento a sua volta inibisce altrettanto incisive verifiche sul piano finanziario e fiscale. Se un gruppo di persone decide di donare metà del proprio stipendio, guadagnato regolarmente in Italia, ad un'associazione culturale perché vi realizzi un film o acquisti delle attrezzature, non vi è alcun reato. Dimostrare la non spontaneità o non volontarietà di quella donazione, pertanto, appare assai difficile, mentre il monitoraggio da parte delle autorità scatta solo allorché si accerti la provenienza del denaro da attività illegali, magari condotte all'estero, oppure una massiccia evasione fiscale nelle agevolazioni per gli enti non profit, o ancora un'estorsione a danno dei fedeli. Ma, come sin qui raccontato, difficilmente una setta tanto guardinga come la CDO si spingerebbe mai al punto da trovarsi, con reati accertati ed incontestabili, al centro di scomodi problemi legali. I vertici della CDO sono decisamente volpi che sanno come muoversi.